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Stimolazione Cognitiva

L’Importanza di Allenare il Cervello e la Mente

stimolazione cognitiva

Con il progredire del tempo, delle tecnologie e del benessere, l’aspettativa di vita si è allungata. In Italia il numero di anziani di età compresa tra i 65 e 74 anni è otto volte maggiore rispetto all’inizio del secolo scorso, mentre gli anziani con età superiore a 85 anni sono aumentati di oltre ventiquattro volte.
Con l’aumento dell’età, sono in aumento anche le patologie età-correlate come quelle cardiovascolari e neurodegenerative come le demenze.

Questo ci impone una maggiore attenzione alla salute nella terza età, salute sia fisica, sia mentale.
Con il passare degli anni, si iniziano ad avvertire dei cambiamenti mentali, spesso si è più lenti ad eseguire delle azioni o ci si stanca più facilmente di prima. Alcuni cambiamenti sono fisiologici al passare del tempo, mentre altri possono essere indicatori di una patologia.
In entrambi i casi, si può ricorrere alla stimolazione cognitiva.

Che cos’è la Stimolazione Cognitiva?

Possiamo definire la stimolazione cognitiva come un allenamento per il nostro cervello. Esistono diverse tipologie di stimolazione cognitiva, ognuna basata sulle esigenze della persona. In generale possiamo affermare che, attraverso la stimolazione cognitiva, è possibile allenare il cervello e le funzioni cognitive come attenzione, memoria, memoria di lavoro, orientamento temporale e spaziale, elaborazione delle informazioni, avvio di azioni, ragionamento visuo-spaziale e molte altre funzioni.

Quando iniziare una Stimolazione Cognitiva?

La stimolazione cognitiva è indicata sia per le persone adulte che avvertono defaillances nel lavoro o nello studio, sia per persone anziane. Il calo delle funzioni cognitive può, infatti, essere legato anche ad un periodo particolarmente stressante e non solo legato all’avanzamento dell’età.
Si può quindi intraprendere un percorso di potenziamento cognitivo sia per migliorare le proprie abilità in ambito lavorativo e di studio, sia per rallentare la perdita di tali abilità.

Perché è importante allenare il cervello?

Allenare il cervello permette da una parte di potenziare le nostre abilità di attenzione, di memoria e di ragionamento, dall’altra più alleniamo il nostro cervello, più lo proteggiamo da possibili deterioramenti.
Nel caso in cui giungesse una malattia neurodegenerativa, un cervello allenato mostra i segni di declino più tardi rispetto ad un cervello poco allenato. Proprio per questo è importante tenere sempre in allenamento il cervello e la mente.
La stimolazione cognitiva è quindi indicata per tutte le persone che vogliano migliorare le proprie abilità o che vogliano rallentarne il declino.
Questo è possibile proprio perché la stimolazione cognitiva è tarata su ogni persona, studiando un percorso apposito per le proprie esigenze e capacità mentali.

Sitografia:
https://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/html/relazioni/16PDL0045800.html

Per Maggiori Informazioni:

Curiosità

Paragoni e figli

Perché è sbagliato fare paragoni tra i figli

Paragonare i figli

Capita molto spesso di fare dei paragoni e capita ancora di più di fare paragoni fra i propri figli o bambini di pari età, siano essi cugini, compagni di scuola o amici.
Confrontare le persone è un processo cognitivo che facciamo tutti, più o meno involontariamente. Spesso noi stessi ci confrontiamo con altri, un po’ per capire i nostri punti di forza o di debolezza, un po’ per scoprire dove poter migliorare e come risultiamo agli occhi degli altri. E’ dunque un processo che si fa, ma è sconsigliabile farlo con i bambini e soprattutto davanti ad essi.

Perché è meglio non paragonare i bambini?

Siano essi fratelli o compagni di scuola, è sempre meglio non parlare con qualcun altro, davanti ai bambini delle proprie qualità o difetti. Anche se sembra che i bambini siano intenti a giocare o a guardare la televisione, essi hanno la capacità di captare tutto quello che sarebbe meglio non sentissero.

Pertanto, se vogliamo discutere su difetti e pregi dei nostri bambini, è sempre meglio farlo quando loro non sono presenti nella stanza.

Questo per diversi motivi, da una parte potrebbero non essere contenti di quel confronto e potrebbero non accettare le critiche, sebbene involontarie. Infatti non ci stiamo rivolgendo direttamente a loro, spiegando bene cosa potrebbero migliorare, essi stanno di fatto origliando o semplicemente ascoltando un discorso fra persone grandi.

E questo li pone come spettatori di un discorso di cui loro sono i protagonisti, ma a cui non possono partecipare. Pertanto possono soltanto accettare passivamente il discorso, elaborandolo per conto proprio.

Dall’altra parte, anche se il confronto è volto al positivo e rivolgiamo solo complimenti, rischiamo di innescare il contorto meccanismo del confronto. Anche se lì per lì non ci sembra grave, bisogna sempre ricordare che i bambini crescono e diventano adolescenti e poi adulti. La fase dell’adolescenza è molto complessa ed è caratterizzata già di suo dal confronto con gli altri, e serviranno a poco le parole “non paragonarti agli altri, ma pensa solo con la tua testa” se, da piccoli, sono stati esposti (anche involontariamente) al meccanismo del paragone.

Il paragone è un gioco pericoloso

Il rischio è quello che crescano utilizzando il paragone con gli altri come unità di misura. Così facendo però non ci sono vincitori perché prenderemo sempre a paragone il bambino più bravo, il ragazzo più popolare, quello più bello, quello che ha voti alti, la ragazza più magra, quella più carina, quelli che hanno più amici.

Un gesto, un momento di chiacchiere distratte, se ripetuto molto spesso nel tempo, può portare ad innescare questo meccanismo che sarà poi difficile da scardinare e che può far sentire più fragili.

Se questo dovesse avvenire tra fratelli, chiaramente sarebbe ancora più fastidioso poiché la convivenza è totale e il rischio è quello di vivere in un continuo confronto, spesso non voluto, non cercato e del tutto involontario.
Chiaramente non bisogna allarmarsi, ma semplicemente avere qualche attenzione in più.

Alcuni Consigli

Se ci accorgiamo che il bambino/ragazzo ha intercettato le nostre parole, sarebbe importante parlargli successivamente di quanto ha ascoltato e spiegare bene cosa si intendeva, sia che si facesse un confronto al positivo, sia che si facesse al negativo. Proprio per evitare che il messaggio venga distorto e possa destabilizzarlo.

Oppure, se abbiamo notato un atteggiamento che non ci piace, è importante parlargliene senza metterlo a confronto con altri “perché tuo fratello va bene a scuola e tu no?!”, cercando piuttosto di capire perché lui abbia più difficoltà nel gestire alcune dinamiche.

Ognuno di noi è una persona a sé e anche i bambini lo sono, dobbiamo rispettare le proprie peculiarità e i propri caratteri, senza voler trasporre un pregio dall’uno all’altro, ma accettandoli per quello che sono.

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Discalculia

Che cos’è la Discalculia?

Discalculia

La discalculia fa parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e riguarda le abilità matematiche e di calcolo. Fanno parte dei DSA anche dislessia, disortografia e disgrafia, di cui abbiamo già parlato in articoli precedenti. Oggi approfondiamo l’aspetto della discalculia, chiarendo alcuni punti fondamentali.

Fino ad adesso sono stati identificati almeno 2 profili di discalculia. Un primo profilo è relativo alle difficoltà nella cognizione numerica di base e l’altro è relativo alle difficoltà nelle procedure esecutive e del calcolo scritto.

Profilo 1: Discalculia e cognizione numerica di base

La cognizione numerica di base riguarda tutte quelle abilità innate che vengono sviluppate dai bambini dalla nascita in poi. Questo significa che ci sono alcune competenze numeriche che ognuno di noi sviluppa prima di accedere alla scuola primaria e che hanno una base innata. Mano a mano che il bambino cresce, sviluppa diverse competenze quali: subitizing (capacità di distinguere in modo rapido la quantità di un numero di oggetti), quantificazione, comparazione, seriazione e strategie di calcolo a mente. Queste sono le basi su cui poi si andranno a sviluppare le procedure esecutive che impariamo a scuola.

Esempi di Difficoltà nella cognizione numerica di base

Bambini e ragazzi che non abbiano sviluppato appieno queste capacità, possono, ad esempio, presentare difficoltà nell’ordinamento di numeri dal più piccolo al più grande su una linea immaginaria, avere difficoltà nel distinguere velocemente insiemi più o meno numerosi o avere difficoltà a distinguere quale numero è maggiore dell’altro.

Si può fare qualcosa per questo profilo di discalculia?

Sì! Nel caso in cui si notino alcune difficoltà sopra descritte, è possibile sia fare un accertamento delle abilità, sia impostare un percorso di potenziamento. Il percorso permetterà di migliorare e consolidare le basi. Dato che si tratta di abilità che dovrebbero essere innate, prima si agisce e meglio è al fine di agevolare i futuri apprendimenti scolastici.

Profilo 2: Discalculia e procedure esecutive

Il secondo profilo di discalculia, si riferisce invece a difficoltà relative alle procedure esecutive e alle difficoltà di calcolo.
Fanno parte delle procedure esecutive la lettura, la scrittura e la messa in colonna dei numeri. Fanno, invece, parte delle difficoltà di calcolo il recupero dei fatti numerici (tabelline e operazioni semplici) e gli algoritmi (regole) del calcolo scritto.

Esempi di difficoltà e procedure esecutive

Chi rientra in questo secondo profilo può presentare difficoltà nella lettura e scrittura dei numeri e confondere, ad esempio il 6 e il 9,  sbagliare nel mettere in colonna i numeri per eseguire le operazioni, avere difficoltà nel ricordare le procedure per eseguire i calcoli e avere difficoltà a ricordare anche le operazioni più semplici come le tabelline.

Si può fare qualcosa per questo profilo di discalculia?

Anche in questo caso la risposta è sì! E’ possibile intervenire, sia per valutare realmente le abilità, sia per potenziarle e aiutare i bambini e i ragazzi nelle procedure matematiche e nei calcoli.

Riassumendo…

Nel primo profilo descritto, si hanno difficoltà rispetto alle procedure di base che dovrebbero essere innate, nel secondo profilo invece si hanno difficoltà legate alle procedure esecutive.

La discalculia è diagnosticabile a partire dalla fine della 3° primaria, differentemente da dislessia e disortografia che possono essere diagnosticate a partire dalla fine della 2° primaria. Nonostante questo, è comunque possibile eseguire dei test che valutino i prerequisiti necessari per sviluppare correttamente le abilità numeriche e di calcolo.


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Disortografia e Disgrafia

Che Differenza c’è fra Disortografia e Disgrafia?

Disortografia e Disgrafia

La Disortografia e la Disgrafia fanno parte dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). I DSA sono disturbi del neurosviluppo che colpiscono una o più abilità fra lettura, scrittura e matematica. Si chiamano Specifici proprio perché colpiscono specificatamente queste aree, a fronte di un’intelligenza nella norma.

Abbiamo già spiegato in articoli precedenti sia cosa siano, in generale, i DSA, sia cosa sia la Dislessia. Oggi cercheremo di chiarire cosa siano la disortografia e la disgrafia.

Aspetti comuni

Spesso si tende a confonderle perché sia la disortografia, sia la disgrafia sono difficoltà specifiche di apprendimento legate alla scrittura. Tuttavia i loro aspetti in comune finiscono qui. Infatti…

Disortografia

La disortografia riguarda l’ortografia, ovvero il modo di scrivere corrispondente alla norma grammaticale. Più semplicemente l’ortografia si riferisce al rispetto delle regole grammaticali. Di conseguenza, per disortografia si intende un disturbo specifico di apprendimento tale per cui il ragazzo non riesce a rispettare alcune regole grammaticali e compie numerosi errori. Gli errori sono i più vari: errori nella scrittura delle doppie, dei gruppi consonantici gn-gli-ghi-ghe-gi-ge-ci-ce, errori nella scrittura delle parole con l’apostrofo e con l’H.

Le persone con disortografia conoscono le regole grammaticali, ma non sono in grado di applicarle in maniera automatica. Questo significa che mentre scrivono una frase o pensano al senso della frase o alle regole grammaticali. Motivo per cui, spesso, almeno per i primi tempi, negli scritti dei ragazzi con disortografia si da maggior peso al contenuto piuttosto che alla forma.

Si può fare qualcosa per la disortografia?

Certo! Per le persone con disortografia è possibile migliorare e cercare di rendere più automatica l’applicazione delle regole. Il percorso è lungo e difficile, ma ci si può riuscire. Ovviamente nei momenti di agitazione e/ o di stanchezza, gli errori possono saltare nuovamente fuori.

Disgrafia

La disgrafia riguarda invece la calligrafia, ovvero la forma della scrittura ed in particolare quella in corsivo. E’ possibile diagnosticarla durante il ciclo della primaria, successivamente è più complicato perché crescendo ognuno di noi personalizza la propria calligrafia allontanandosi dalla scrittura accademica.

Una persona con disgrafia ha una calligrafia poco leggibile, quasi incomprensibile anche da se stessa. In genere è associata ad una gestione dello spazio-foglio non ottimale, quindi non riesce ad andare in linea, le lettere passano dall’ essere molto grandi ad essere molto piccole anche all’ interno della stessa frase.

La disgrafia è pertanto legata alla motricità fine, persone con disgrafia hanno infatti anche difficoltà in piccole cose della vita quotidiana come allacciarsi le scarpe o abbottonarsi la camicia o la giacca.

  Si può fare qualcosa per la Disgrafia?

Anche qui la risposta è sì, Si può fare molto! Attraverso un buon percorso della durata di circa un anno, si vede un miglioramento sia della calligrafia, sia della motricità fine negli aspetti quotidiani.

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Dislessia e Difficoltà di Lettura

Sfatiamo i Falsi Miti e Facciamo Chiarezza

Dislessia e Difficoltà di Lettura

Si sente spesso parlare di Dislessia e di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), ma c’è ancora molta confusione su cosa siano e, soprattutto, su come aiutare e cosa aspettarsi da bambini, ragazzi e anche adulti con DSA.
Per un approfondimento su cosa siano i DSA rimandiamo ad un articolo precedente, così come per l’approfondimento su come leggono le persone con dislessia.
In questo articolo cercheremo invece di sfatare qualche falso mito e qualche convinzione ancora presente.

Sfatiamo qualche falso mito sulla Dislessia!

“I ragazzi con dislessia hanno un’intelligenza sotto la norma”

FALSO! Bambini e ragazzi con dislessia o qualsiasi forma di DSA non hanno un’intelligenza sotto la norma. Anzi è proprio un criterio di esclusione, questo significa che il professionista prima di emettere una diagnosi di DSA, deve assicurarsi che l’intelligenza del bambino sia nella norma.

“Dislessici si diventa”

FALSO! Dislessici non si diventa, ma si è. E’, infatti, un disturbo del neurosviluppo. E’ possibile, tuttavia, che non ci si accorga immediatamente di questo disturbo se lieve e se il bambino attua già da solo alcuni metodi compensativi. Può tuttavia emergere in modo più severo con l’aumento delle richieste scolastiche.

“I bambini con dislessia non hanno voglia di leggere”

FALSO! Spesso a molti bambini con dislessia piace leggere, seppure fanno molta fatica.
La poca voglia di leggere da una parte è fisiologica, come per molti bambini a sviluppo tipico, dall’altra deriva dalla fatica che questi bambini fanno durante la lettura, portandoli a preferire l’ascolto del racconto piuttosto che la lettura.

“Se si è dislessici, non c’è più speranza”

FALSO! E’ possibile migliorare le capacità delle persone con dislessia o altri disturbi specifici dell’apprendimento. Prima si riesce ad individuare il disturbo, prima si può intervenire con un percorso mirato. E’ possibile migliorare anche per adolescenti e adulti!

“E’ vero che più si legge meglio è?”

Non proprio, questo può funzionare per un bambino a sviluppo tipico, ma non per un bambino con dislessia.

“Perché?”

La persona con dislessia non riesce ad automatizzare la lettura, leggere tanto non aiuta a renderla automatica perché prima è necessario lavorare su quello che sta sotto la dislessia come la memoria di lavoro e l’attenzione.

“Ragazzi con DSA devono scegliere scuole meno impegnative”

FALSO! I ragazzi con DSA devono scegliere la scuola che preferiscono, pensando al proprio futuro. L’importante è fare ogni anno un buon PDP (Piano Didattico Personalizzato) e seguire dei percorsi apposta per potenziare le proprie abilità e impostare un metodo di studio basato sui propri punti di forza.

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Potenziamento Cognitivo o Aiuto Compiti?

E’ meglio un Percorso di Potenziamento o di Aiuto Compiti?

Potenziamento cognitivo o aiuto compiti?

Spesso si sente parlare di aiuto compiti, sostegno al metodo di studio e metacognizione e di potenziamento cognitivo, ma ancora più spesso non si comprende quale differenza ci sia e cosa sia meglio scegliere per il bambino.
Scopo di questo articolo è fugare ogni dubbio, una volta per tutte!

Si parla di aiuto compiti tutte quelle volte in cui il bambino viene seguito durante lo svolgimento dei compiti, chiarendo concetti complessi, spiegando informazioni poco chiare e riprendendolo nel caso di distrazione, senza tuttavia dare indicazioni su come studiare un testo e senza indicare strategie alternative di studio. Nell’aiuto compiti la relazione è spesso uno a molti.
L’aiuto compiti è pertanto un supporto indicato per tutti quei bambini che non hanno difficoltà di apprendimento e che hanno già un proprio metodo di studio consolidato e funzionante. L’aiuto compiti può aiutare il bambino a concentrarsi, organizzarsi e svolgere i compiti in un minor tempo proprio perché seguito da un adulto che interviene in caso di bisogno.

Si parla di sostegno al metodo di studio e metacognizione tutte quelle volte in cui il bambino o ragazzo viene seguito per trovare un metodo di studio adatto a lui, basandosi sui suoi punti di forza, divenendo consapevole delle strategie migliori per se stesso. In genere la relazione è uno ad uno, ma può anche essere uno a due, tre se i bambini sono piuttosto omogenei sia a livello di caratteristiche, sia a livello di età.
Il sostegno al metodo di studio e metacognizione è adatta a tutti quei bambini o ragazzi con o senza difficoltà di apprendimento che non abbiano ancora trovato un metodo di studio efficace da applicare. A differenza dell’aiuto compiti, pertanto, l’obbiettivo non è riuscire a concludere gli esercizi, ma trovare un metodo idoneo che il bambino possa applicare anche in autonomia a casa.

Si parla infine di potenziamento cognitivo tutte quelle volte in cui il bambino o ragazzo è seguito per potenziare alcuni aspetti legati ad attenzione, lettura, funzioni esecutive, memoria di lavoro,…tutte quelle componenti che sottostanno alle difficoltà di apprendimento. In questo caso la relazione è sempre uno ad uno poiché il potenziamento richiede estrema concentrazione e deve essere tarato sul bambino di volta in volta seguendone i progressi.
Il potenziamento cognitivo è adatto a tutti quei bambini o ragazzi con difficoltà di apprendimento e/o di attenzione che fanno fatica nei vari aspetti dell’apprendimento. A differenza del sostegno al metodo di studio, nel potenziamento cognitivo si lavora sulle difficoltà sottostanti al metodo di studio, aumentando le risorse cognitive del bambino.
Il potenziamento cognitivo deve essere effettuato regolarmente, in modo continuativo e progressivo al fine di ottenere buoni risultati perché si va a lavorare sulle funzioni esecutive.
A seguito o in parallelo al potenziamento cognitivo può essere affiancato un percorso sul metodo di studio, per imparare come affrontare lo studio o un percorso di aiuto compiti per lavorare sull’autonomia se si ha già un metodo di studio efficace.

Concludendo, possiamo affermare che la scelta del percorso dipenda esclusivamente dall’obiettivo che si vuole raggiungere e dalle abilità del bambino o ragazzo. Scegliere il percorso più adatto è fondamentale per portare progressivamente i bambini all’autonomia e all’indipendenza. E’ pertanto necessario scegliere sempre pensando al futuro e non al bisogno immediato. Malgrado sia difficile e scoraggiante impegnarsi in percorsi a lunga durata, spesso scegliere un percorso più impegnativo e più lungo nel presente, può portare a risultati migliori nel futuro. Dobbiamo sempre chiederci e, nel caso affidarci agli esperti, che cosa sia meglio per il futuro del bambino.

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L’importanza di Spiegare

Nascondere o Spiegare?

Madre figli
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Noi adulti, occupati dal lavoro, dalla casa e dagli affetti, spesso dimentichiamo cosa significhi essere bambini e più spesso ancora tendiamo a pensare che ci siano argomenti non adatti ai bambini. Pensando questo, cerchiamo di nascondere, di evitare, di non dire, ma è un comportamento corretto? Davvero esistono argomenti tabù per i bambini oppure c’è solo bisogno di un impegno maggiore per spiegare alcuni concetti?

Un po’ perché “sono piccoli, non capirebbero, non voglio spaventarli” e un po’ per mancanza di tempo e di energie, si tende spesso a non raccontare ai bambini cosa sta succedendo. Tuttavia dobbiamo ricordarci che i bambini sono empatici con le figure di riferimento, siano essi genitori, nonni o zii , e non riuscendo a dare una spiegazione a quello che vedono, sentono e percepiscono, possono iniziare a provare sentimenti di paura e incertezza.

Ma come si fa?

Se i bambini sentono quello che proviamo anche se cerchiamo di nasconderlo, se percepiscono i nostri dubbi e le nostre insicurezze, come possiamo tranquillizzarli senza addossargli maggior carico emotivo?

La risposta è molto semplice: parlare. Dobbiamo parlare sempre ai nostri figli, bisogna metterli al corrente di quanto stia accadendo, spiegare perché mamma e papà discutono. Il non detto può far sorgere domande, dubbi, paure e sensi di colpa nei bambini. Questo accade perché non riescono a trovare una spiegazione migliore a quanto stia accadendo.
Allora cerchiamo, con un linguaggio semplice, di spiegare loro che se mamma e papà discutono non è per colpa loro, oppure che papà è nervoso perché ha discusso con un amico,…

Spiegare il perché di ogni cambiamento di umore, sentimento o emozione è fondamentale, anche e soprattutto quando i bambini sono piccoli. I bambini, infatti, percepiscono qualcosa a cui non sanno dare un nome. Non sapendo di cosa si tratta, non riescono a gestirlo e si manifesta in loro come un’emozione spiacevole e non sanno come reagire. Allora, oltre a spiegare il motivo di una risposta sgarbata tra i genitori o di una discussione o anche di un momento di stanchezza o tristezza, cerchiamo anche di spiegare al bambino cosa lui stia provando in quel momento: hai sentito discutere i genitori e ti sei sentito in colpa o ti senti triste? questo è normale, ma non ti devi preoccupare perché non è successo nulla di grave o ancora quello che provi è rabbia, paura,….

Lo so che è molto più semplice far finta di nulla e nascondere ai bambini i nostri problemi, ma loro li percepiscono. Il rischio è che non siano in grado di gestirli e di digerirli da soli. Questo può portare a farli sentire in difetto, magari spaventati e rischiano di mettere in atto strategie comportamentali non consone alla situazione.

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Regali a Natale

Cosa Regalo quest’anno a mio figlio o mio nipote?

Regali a Natale
Photo by Brett Sayles on Pexels.com

Come tutti gli anni, il Natale è alle porte e la maggior parte di noi, nonostante tutti i buoni propositi, è rimasto indietro con i regali e la stessa domanda ci ronza per la testa
Cosa regalo quest’anno a mio nipote o a mio figlio?
Anche in questa circostanza non posso fare a meno di sottolineare l’importanza di regali utili, sì i regali utili esistono anche per i bambini. Sono tutti quei regali che li aiutano a sviluppare alcune abilità cognitive, sociali, emotive e di collaborazione.
Si sa che ogni bambino ha i propri desideri e si fa fatica a disattenderli. Può essere tuttavia una buona strategia quella di mettersi d’accordo fra parenti e amici rispetto ai regali da fare in modo tale da non pensare al singolo regalo, ma al panorama di regali che il bimbo in questione riceverà.

Mi spiego meglio. Non è del tutto utile rispondere alla richiesta di un bambino con 3-4 oggetti simili. Meglio piuttosto fare un regalo scelto da lui e altri regali, sempre adatti ai bambini, ma diversi sia per materiale, sia per funzione.
Se, pertanto, il bambino ha chiesto una macchinina e un dinosauro, piuttosto che regalargli 10 macchinine e 11 dinosauri, può essere una buona idea quella di regalare, accanto a quanto desiderato dal bambino, anche libri, giocatoli in legno, puzzle, matite, fogli, album per colorare,… sui temi a lui cari.

In questo modo non ci saranno favoritismi all’interno degli stessi regali mi piace più la bambola dello zio piuttosto che quella della zia , confronti sempre spiacevoli specialmente in un giorno speciale come quello di Natale e si consente al bambino di esplorare e di sperimentarsi in ambiti nuovi.
E’ sicuramente molto importante anche regalare giochi che si possano fare insieme, proprio il giorno di Natale. Cerchiamo di far passare il messaggio ai bambini che il giorno di Natale non è speciale perché si ricevono tanti regali, ma perché si sta tutti insieme e quale modo migliore se non quello di regalare un gioco che favorisca lo scambio e il giocare insieme?
Ancora una volta, sono favoriti giochi come i puzzle, dobble, le costruzioni grandi e piccole, i libri, i giochi di società, giochi a incastro,…

Ecco alcune idee interessanti:

  • I colori delle emozioni di Anna Llenas e D. Gamba. Un libro molto bello che permette ai bambini (di tutte le età) di nominare le emozioni e di prendere confidenza con esse.
  • Di che colore è un bacio? di Rocio Bonilla e S. V. Malizia. Anche questo libro incentrato sulle emozioni e sulla difficoltà di riuscire a dare un colore ad esse.
  • Il lupo che voleva cambiare colore di di Orianne Lallemand e É. Thuillier. Un libro che esplora la voglia di cambiare, di essere qualcun’altro e l’importanza di essere se stessi.
  • Dobble gioco veloce e divertente che può coinvolgere tutta la famiglia, utile per migliorare le abilità cognitive, il confronto fra oggetti e la velocità occhio-mano.
  • Il gioco del lupo. Corri Lupo! anche questo gioco, proprio come il precedente, è un gioco di carte che aiuta a sviluppare capacità cognitive e la velocità.

Cerchiamo, infine, di essere abbastanza originali e di non pensare solo al giorno di Natale, ma piuttosto all’anno intero: cosa gli è servito durante l’anno trascorso? Di cosa può aver bisogno il prossimo anno e ancora, quali interessi sembra aver sviluppato ?

Dovremmo cercare di cogliere il Natale come occasione per regalare giochi e giocattoli utili ai bambini, cercando di cogliere le loro curiosità e condividere con loro il tempo, sempre troppo poco e sempre troppo frenetico durante tutto l’anno.