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Dislessia

Come Leggono le Persone con Dislessia

Libri, lettura e dislessia

In un articolo precedente, abbiamo parlato dell’importanza dell’attenzione e delle memorie anche nei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), ma come legge una persona con dislessia? E perché?

Secondo la Neuropsicologia, ci sono due vie per la lettura: la via fonologica e la via lessicale. La prima permette una conversione grafema/fonema e quindi una lettura lettera per lettera, mentre la seconda permette una lettura più veloce accedendo al significato della parola.

Quando impariamo a leggere, utilizziamo prevalentemente la via fonologica, leggendo lettera per lettera. Attraverso la pratica e l’automatizzazione di questa via, si passa gradualmente a sviluppare la via lessicale che ci permette di leggere le parole più velocemente, proprio perché sono conosciute e riusciamo ad accedere al loro significato.

DI QUALI RISORSE ABBIAMO BISOGNO PER CONSOLIDARE LA VIA FONOLOGICA?

Per passare dalla via fonologica a quella lessicale, è necessario che venga ben consolidata la via fonologica e, per farlo, sono necessarie alcune risorse.

1- Risorse attentive: utili per associare il suono al grafema
2- Attenzione Spaziale: utile per spostare l’attenzione da una lettera all’altra e da una parola a quella successiva
3- Memoria di Lavoro: utile per conservare le lettere e completare la decodifica
4- Visuo-Percezione: utile per riconoscere lettere e suoni simili

Una volta consolidata la via fonologica siamo pertanto in grado di riconoscere velocemente le lettere e associarle ai suoni corrispondenti.

SAPER SPOSTARE L’ATTENZIONE IN MODO FUNZIONALE ALLA LETTURA.

Una volta che la via fonologica è stata ben acquisita, è importante essere in grado di spostare l’attenzione in modo funzionale. 
E’ infatti importante avere la capacità di stringere il fuoco dell’attenzione su determinati particolari o di allargarlo sull’intera parola.

RICONOSCIMENTO DELLA FORMA DELLE PAROLE

Una volta acquisita la capacità di gestire il fuoco dell’attenzione, si può passare alla formazione di una memoria a lungo termine per la forma delle parole. Questo permette, quando leggiamo un testo, di riconoscere immediatamente le parole che fanno parte di questa memoria e di leggerle velocemente accedendo al loro significato.

A questo punto la via lessicale è sviluppata e verrà utilizzata in modo preferenziale poiché più veloce ed efficiente.

Come abbiamo visto, la formazione della capacità di leggere attraverso la via lessicale, è strettamente legata alle capacità attentive.

SPOSTAMENTO DEI MOVIMENTI OCULARI

I movimenti oculari saccadici, sono rapidi spostamenti dell’occhio che ci aiutano nella lettura. Nello stesso istante in cui decodifichiamo una parola, la periferia del fuoco attentivo è già passata ad analizzare la parola successiva. Questo permette, mentre decodifichiamo una parola, di iniziare a processare già la parola successiva che sta alla destra della precedente. Lavorando con la periferia del fuoco attentivo, non si crea interferenza rispetto alla parola che si sta processando, ma ci da informazioni utili per la lettura della parola successiva come lunghezza e posizione. Questo ci permette di essere avvantaggiati e sapere già di quanto spostare il fuoco dell’attenzione sulla parola successiva ed essere più fluidi nella lettura.

Ecco che, in alcune persone con dislessia, questi movimenti oculari saccadici non avvengono in modo ordinato ed efficiente. Sono presenti anzi molte regressioni oculari, quindi il fuoco dell’attenzione tende a tornare indietro su parole già lette, il tempo impiegato nella fissazione della parola è molto ampio e i movimenti oculari in avanti sono molti, brevi e non efficienti.

Di seguito, un esempio di come vengano eseguiti i movimenti oculari saccadici di un normolettore e di una persona con dislessia. Come si può notare, la persona con dislessia tende a spostare le saccadi in maniera disordinata ed inefficiente, commettendo molte regressioni non informative.

bty La Dislessia pp. 35, Eva Benso, il leone verde 2011

Le persone con dislessia pertanto hanno difficoltà nell’automatizzare il modulo di lettura e nell’automatizzare i movimenti oculari saccadici in modo che siano informativi e facilitino la lettura. Questo comporta un maggiore dispendio di energie che vengono, di conseguenza, tolte ad altri processi quali la comprensione del testo, la formulazione di risposte, il ragionamento e il collegamento fra argomenti già studiati. Tutto questo, porta inevitabilmente una persona dislessica a stancarsi prima rispetto ai normolettori, ad esaurire prima le risorse attentive avendo quindi difficoltà a svolgere compiti molto lunghi e in cui la richiesta attentiva è molto alta (un esempio possono essere compiti in classe molto lunghi).

Bibliografia:
Baddeley, A.D. (2003), Working memory:looking back and looking forward, in “Nature Reviews Neuroscience”, 4, pp.829-839.
Benso E. (2011) La dislessia. Torino: Il leone verde.
Benso F. (2018) Attenzione esecutiva, memoria e autoregolazione. Firenze: Hogrefe.
Raz, A (2004), Anatomy of attentional networks in “Anatomic Record, Part B, New Anatomist” 281, pp. 21-36.

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