Curiosità

L’Effetto Pigmalione

Gli Effetti del Giudizio dell’Insegnante

L’effetto Pigmalione: il giudizio che l’insegnante ha rispetto ad un alunno influenza non solo la propria valutazione, ma anche il rendimento scolastico effettivo dell’alunno stesso.
Questo significa che se un’insegnante ritiene che un alunno sia particolarmente brillante, quest’ultimo ne trarrà un reale e oggettivo vantaggio. Viceversa, se un’insegnante ritiene che un bambino non sia particolarmente bravo, egli apprenderà meno.

Come può essere possibile ?

Cerchiamo di spiegare come un simile effetto possa avvenire. Se un’insegnante ritiene che un bambino sia particolarmente intelligente, si mostrerà anche più accogliente e incoraggiante verso di esso. Cercherà di correggere immediatamente i suoi errori, di commentare positivamente i suoi successi e dedicargli maggiore attenzione. Ovviamente, i bambini che vengono stimolati maggiormente, si impegneranno di più nello studio ed è per questo che, anche a livello oggettivo, otterranno risultati migliori.
Allo stesso modo, l’insegnante tenderà a dare meno attenzione, a dare meno rinforzi positivi e ad essere meno incoraggiante nei confronti di un bambino che reputa meno dotato. Di conseguenza quest’ultimo si impegnerà meno nello studio, ottenendo risultati inferiori.

Chi era Pigmalione

L’effetto di Pigmalione , prende il nome dalla mitologia classica.
Pigmalione, re di Cipro, modellò una statua rappresentante una bellissima figura femminile. Egli si innamorò così profondamente di quella statua che chiese e ottenne da Afrodite che fosse trasformata in una donna in carne ed ossa.
Questo motivo, venne ripreso da G.B. Shaw nella commedia Pygmalion (1913), in cui un professore di fonetica decide di insegnare le buone maniere ad una fioraia.

Bibliografia:
Rosenthal R., e Jacobson, L. (1968), Pygmalion in the classroom, New York, Holt; trad. it. Pigmalione in classe, Milano, Angeli, 1972
Berti A. E., e Bombi A. S. (2010), Corso di psicologia dello sviluppo, Bologna, Il Mulino.
Sitografia:
http://www.treccani.it/vocabolario/pigmalione

Curiosità

Il Parent Training

Cos’è il Parent Training e a Cosa Serve

Il Parent Training è un programma di aiuto rivolto ai genitori, con lo scopo di aiutarli a gestire comportamenti problematici di figli con ADHD o DDAI.

Rispetto all’ADHD o DDA/I, acronimo per Disturbo da Deficit di Attenzione /Iperattività , non vi è ancora un accordo condiviso in letteratura. Per dare un’idea molto generale e assolutamente non esaustiva, di questo disturbo, si può dire che è caratterizzato da difficoltà di attenzione, di concentrazione, difficoltà nel controllare gli impulsi, il proprio comportamento e di attendere per una gratificazione.
L’ ADHD non è una fase dello sviluppo e rappresenta serie difficoltà per la famiglia, per il singolo e per la scuola.
Con questo preambolo si vuole semplicemente dare un’idea di cosa sia l’ADHD alle persone che non erano a conoscenza di questo disturbo.

Scopo di questo articolo non è aprire un dibattito sull’ADHD, quanto quello di spiegare cosa sia il Parent Training e la sua funzione.

Il Parent Training (PT) ha come scopo quello di aiutare i genitori ad individuare e manipolare gli antecedenti che possono scatenare un comportamento problema. Imparare a controllare comportamenti problematici, utilizzare sapientemente i rinforzi positivi, le ricompense tangibili e quelle sociali.
Il Parent Training può essere fatto individualmente o a piccoli gruppi. E’ un percorso che viene svolto con una figura professionale preparata in quest’ambito, quale uno psicologo.
Il percorso si articola in circa 8 incontri in cui vengono affrontate le varie tematiche del caso, come le difficoltà educative, come avviare una comunicazione efficace, la relazione genitore-figlio, l’importanza delle regole, la contrattazione e le strategie educative più adatte nello specifico.

Il Parent Training consente di migliorare la relazione familiare non solo genitore-figlio, ma anche fra i due genitori.
Diverse ricerche illustrano come i genitori di figli con ADHD percepiscano uno stress più alto rispetto ad altri genitori. Un livello di conflittualità molto alto sia rispetto al figlio, sia rispetto all’altro genitore con un innalzamento dell’aggressività. Chiaramente tutte queste dinamiche negative non fanno altro che autoalimentarsi e fungono da carburante per comportamenti disfunzionali. Da qui nasce l’importanza di fermare questo ciclo che si auto-alimenta, per favorire un clima familiare disteso, in cui la coppia genitoriale ritrovi se stessa, dove il figlio venga vissuto come un alleato con cui poter dialogare e svolgere attività. E’ altrettanto importante poi, per il figlio far parte di un clima sereno, che non alimenti le proprie difficoltà, ma che riesca a gestirle, in modo che si abbassi anche il proprio senso di insoddisfazione e frustrazione.

Bibliografia:

DeWolfe N., Byrne J., e Bawden H., (2000), ADHD in preschool children: Parent-rated psychosocial correlates, “Developmental Medicine & Child Neuurology”, n 42, pp 168-192.

Vio C., Spagnoletti M.S. (2013), Bambini disattenti e iperattivi: parent training. Trento: Erickson

Curiosità

Bambini e Compiti delle Vacanze è Giusto Farli?

Perché è importante fare i compiti delle vacanze

compiti e libri delle vacanze perché è importante farli

Ultimamente, molti genitori di figli con DSA mi hanno chiesto se sia giusto far svolgere loro i compiti delle vacanze estive oppure no. Viene subito da pensare, infatti, che dopo lo sforzo dell’anno scolastico sia giusto mettere da parte i libri , e con essi i relativi capricci , per godersi un po’ di relax.

Questa idea è giusta, ma solo in parte. L’estate deve servire, sia per rilassarsi e “staccare la spina”, sia per ricaricare le energie per l’anno nuovo.

I bambini e ragazzi con DSA, durante l’anno accademico seguono un PDP, ovvero un Piano Didattico Personalizzato in cui vengono illustrati gli strumenti compensativi e le misure dispensative , fra queste in genere vi è la possibilità di svolgere meno esercizi rispetto ai compagni.
I bambini e ragazzi con DSA hanno difficoltà nel rendere automatico un apprendimento, questo significa che impiegano un’insieme di energie mentali superiore a quello dei compagni per svolgere gli stessi esercizi. E’ proprio questo il motivo per cui si danno loro meno esercizi da svolgere.

Ma proprio perché hanno difficoltà nel rendere automatico un apprendimento, è importante che svolgano i compiti delle vacanze.

E’ come se noi, ogni volta che guidiamo, dovessimo imparare da zero. Ovviamente se guidiamo ogni giorno, quando saliamo in macchina, dovremo fare solo un ripasso veloce, diversamente, se guidassimo una volta al mese, quando saliamo in macchina dovremmo apprendere tutto da capo. Questo comporterebbe, oltre che una perdita di tempo prima di accendere il motore, uno stato di ansia generalizzato non solo mentre siamo seduti in macchina, ma anche prima.

Allo stesso modo, per i bambini e ragazzi con DSA è molto importante fare qualche esercizio TUTTI i giorni.
Basta poco, ma spesso in modo da tenere la mente sempre un po’ allenata.
Il rischio è che arrivati a Settembre i bambini e ragazzi inizino a percepire uno stato di ansia che non riescono a definire, non sanno come affrontare e, una volta iniziata la scuola, debbano compiere uno sforzo doppio rispetto ai compagni.

Questo accade a chiunque, anche a noi adulti. Infatti se, ad esempio, smettessimo di scrivere a mano e utilizzassimo solo il computer, la prima volta che utilizziamo nuovamente la penna, faremo molta più fatica. Lo stesso accadrebbe se smettessimo di leggere per qualche mese, al primo libro che tentiamo di leggere, la nostra lettura sarebbe più lenta rispetto a prima (tornerà nella norma dopo qualche pagina di “rodaggio”).

Niente paura però! La regola per “tenere oliato” il motore dell’apprendimento è POCO POCO, MA SPESSO (ad esempio un bambino dislessico è sufficiente che legga 5 righe al giorno). In questo modo i bambini non dovranno ricominciare da zero a Settembre e saranno meno agitati per l’inizio della scuola. Ancora meglio sarebbe far diventare quei 10 min di esercizi al giorno una routine, in modo da evitare stress sia per i bambini, sia per i genitori.

Curiosità

Sai che… Appena Nato, il Bambino ha già 6 Riflessi Comportamentali?

Fin dalla nascita, il neonato ha una serie di schemi comportamentali che gli consentono di interagire con l’ambiente: riflessi, azioni congenitamente organizzate e stereotipie ritmiche.

Alcuni riflessi sono permanenti come la dilatazione delle pupille, lo starnuto o lo sbadiglio, altri invece con il tempo scompaiono e sono sostituiti da azioni volontarie.

Rooting (scompare entro i 6 mesi): ad una leggera stimolazione della guancia, il neonato volge la testa verso quella direzione e apre la bocca.
Serve per: facilitare la ricerca del capezzolo.

Prensione (scompare entro 3-4-mesi): afferra qualsiasi cosa venga premuta sul palmo della sua mano.
Serve per: preparare alla prensione volontaria

Moro (scompare entro 6 mesi): se lo si sorprende con un forte rumore o se non lo si sostiene per un attimo, lasciando che la testa cada all’indietro, il neonato allarga braccia e gambe per poi avvicinarle al tronco.
Serve per: rimanere stretto alla madre

Collo tonico (scompare entro 4 mesi): se è supino e gira la testa da un lato, il braccio omolaterale si allunga e quello opposto si piega.
Serve per: portare la mano nel campo visivo in preparazione ai gesti volontari di indicare e afferrare.

Nuoto (scompare entro 4-6 mesi): se immerso in acqua, trattiene il respiro e nuota muovendo gambe e braccia.
Serve per: non affogare se cade in acqua

Marcia automatica (scompare entro 2 mesi): se sorretto verticalmente mentre i piedi toccano una superficie, l’infante muove le gambe come per fare dei passi.
Serve per: preparare alla deambulazione volontaria