Curiosità

DSA Come Migliorarne le Abilità

E’ possibile migliorare le abilità di un DSA?

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Come illustrato in un articolo precedente, quello che accomuna tutti i DSA è la mancanza di automatismi.
In questo articolo, cercheremo invece di capire come poter intervenire e migliorare le abilità, non solo di bambini o ragazzi, ma anche degli adulti.

Quando eseguiamo una qualsiasi azione, sia essa fisica o mentale, utilizziamo delle energie. Così come le energie fisiche non sono (ahimè) infinite, anche quelle mentali si esauriscono.
Le risorse che abbiamo a disposizione per eseguire le operazioni mentali sono infatti limitate.
Questo significa che per eseguire un’azione utilizziamo una parte di risorse. Più l’azione che dobbiamo eseguire è automatizzata, meno risorse utilizziamo. Utilizzando poche risorse, potremo spenderne altre per eseguire un’altra azione contemporaneamente.

Un esempio calzante è la guida. Le prime volte in cui si impara a guidare, tutte le risorse sono impiegate nella guida stessa e non siamo in grado di svolgere ulteriori azioni come parlare o ascoltare. Man mano che acquisiamo sicurezza nella guida (il processo diventa automatico) ecco che siamo in grado non solo di guidare con maggiore disinvoltura, ma anche di svolgere altre operazioni come parlare al passeggero, ascoltare la musica,…
Il processo di guida, torna a necessitare di più risorse attentive nel momento in cui, ad esempio, ci troviamo a guidare in una città che non conosciamo o in un paese in cui la guida è a sinistra. In questi casi, avremo bisogno di essere nuovamente concentrati al massimo sulla guida perché sono presenti stimoli diversi dal solito e che non sappiamo “processare” in maniera automatica.

Allo stesso modo, una persona con DSA. non è in grado di automatizzare la lettura, la scrittura o il calcolo. Questo significa che dovrà investire sempre una grande quantità di risorse cognitive per svolgere tali operazioni.

Quello che si può fare è lavorare sulla memoria di lavoro e sulle capacità attentive.
Si cerca, attraverso un potenziamento specifico di aumentare la capacità sia della memoria di lavoro, sia dell’attenzione sotto tutte le sue forme.
Aumentare le risorse attentive e il modo di gestirle, significa aumentare le risorse cognitive che abbiamo a disposizione per eseguire le varie operazioni e, quindi, lavorare sugli automatismi.

L’obiettivo principale, pertanto, non è lavorare direttamente sulle capacità di lettura, scrittura o calcolo, ma sulle risorse che ne permettono lo sviluppo.
In questo modo, si otterrà anche un miglioramento conseguente sulle capacità di apprendimento che risulteranno più automatizzate. Ciò permette alle persone con D.S.A. di avere a disposizione ulteriori risorse per svolgere altre operazioni.


Cosa sono la memoria di lavoro e l’attenzione?

La memoria di lavoro (ML) è una particolare tipologia di memoria a breve termine, che ci permette di tenere a mente le informazioni per eseguire delle operazioni mentali su di esse.
La ML è utilizzata innumerevoli volte durante la giornata, essa ci permette infatti di tenere a mente un numero di telefono suddividendolo in raggruppamenti di 3 numeri o di conservare informazioni sulle lettere, per poi completare la decodifica della parola.

L’attenzione è un processo cognitivo che permette di selezionare le informazioni necessarie, escludendo i distrattori e il rumore di fondo. Ci permette, pertanto, di concentrarci su uno stimolo target, senza farci distrarre dall’ambiente circostante.
Ci sono molte tipologie di attenzione: 
– divisa >> riuscire a prestare attenzione su più stimoli contemporaneamente;
– selettiva >> concentrarsi su un solo elemento per volta;
– mantenuta >> protrarre l’attenzione per un tempo piuttosto lungo su una qualsiasi operazione;
 alternata >> capacità di alternare l’attenzione fra due stimoli diversi;

Appare pertanto evidente l’importanza sia della memoria di lavoro, sia di tutte le tipologie di attenzione per sviluppare le abilità di apprendimento (lettura, scrittura e calcolo). Se, ad esempio, la ML ci permette di tenere a mente l’inizio della parola che stiamo leggendo, per poi individuarla nella sua interezza e comprenderla, l’attenzione ci permette di selezionare quella parola, spostare le risorse da una lettera a quella successiva, ignorare i distrattori e aggiornare la ML.

Bibliografia:
Baddeley, A.D. (2003), Working memory:looking back and looking forward, in “Nature Reviews Neuroscience”, 4, pp.829-839.
Benso E. (2011) La dislessia. Torino: Il leone verde.
Benso F. (2018) Attenzione esecutiva, memoria e autoregolazione. Firenze: Hogrefe.
Raz, A (2004), Anatomy of attentional networks in “Anatomic Record, Part B, New Anatomist” 281, pp. 21-36.

Curiosità

Disturbi Specifici di Apprendimento – DSA

Cosa sono e Cosa li Accomuna

DSA, acronimo che sta per Disturbi Specifici dell’Apprendimento, sono disturbi di origine neurobiologica relativi ad un diverso funzionamento delle reti neurali coinvolte nelle abilità di lettura, scrittura e calcolo.
NON si tratta pertanto di un disturbo a livello intellettivo, quanto piuttosto ad una diversa elaborazione delle informazioni.

Attualmente, secondo la Legge n.170 del 2010, i DSA si suddividono in:

Dislessia: disturbo specifico nella decodifica del codice scritto che si manifesta in una lettura lenta e con un elevato numero di errori.

Disortografia: disturbo specifico della compitazione che si manifesta con un alto numero di errori nell’ortografia delle parole e nella difficoltà ad applicare le regole grammaticali in modo automatico. I bambini/ragazzi con disortografia, NON hanno difficoltà nell’imparare le regole di ortografia, quanto piuttosto ad applicarle. Viene a mancare l’automatismo.

Discalculia: difficoltà specifiche che riguardano le aree del numero, del calcolo e del senso del numero. Vengono riconosciuti due profili di discalculia: uno con fragilità nella messa in atto delle operazioni di calcolo ed uno con fragilità nelle capacità di seriazione e confronto fra grandezze, due capacità che sono generalmente innate.

Disgrafia: difficoltà legata alla motricità fine che si manifesta in una scrittura (in corsivo) illeggibile e scarso rispetto dello spazio nel foglio.


Cosa Accomuna i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)?

Al di là delle caratteristiche, c’è qualcosa che leghi insieme tutti i disturbi specifici dell’apprendimento?

Sì, quello che accomuna i DSA è la mancanza di automatismo.
Questo significa che i bambini/ragazzi con DSA sono in grado si imparare una regola, tuttavia non sono in grado di applicarla in maniera automatica.

All’ingresso nella Scuola Primaria, ogni bambino, per imparare a leggere utilizza tutte le sue risorse attentive. Questo significa che all’inizio, il bambino non sarà in grado di cogliere tutte le sfumature del testo, in quanto le sue energie mentali sono impiegate nella lettura e ha poche energie per la comprensione del testo stesso.

Col passare del tempo, il bambino normo-lettore automatizzerà la lettura, quindi le risorse che impiegherà nella lettura saranno poche e le risorse che gli rimarranno, potranno essere utilizzate per la comprensione di un testo.

Avviene lo stesso processo quando un adulto impara una nuova lingua, all’inizio dovrà sforzarsi molto per leggere le parole con la giusta pronuncia e con molta probabilità capirà poco di quanto ha letto, proprio perché ha utilizzato la maggior parte delle risorse per la pronuncia e gliene rimangono poche per la comprensione.

Ecco, un bambino/ragazzo con DSA fa fatica ad automatizzare i processi, pertanto utilizzerà molte energie per la lettura, scrittura, calcoli (dipende dalla tipologia di DSA) e ne avrà poche per eseguire l’esercizio vero e proprio: comprensione, scrivere frasi di senso compiuto, risolvere un problema. Oppure utilizzerà le risorse per svolgere l’esercizio, ma, avendo poche risorse rimaste, commetterà molti errori: di lettura, di scrittura o di calcolo.

In genere, infatti, si consiglia agli insegnanti di dare meno esercizi piuttosto che aumentare il tempo a disposizione. Il bambino/ragazzo con DSA si stanca più velocemente rispetto agli altri in quanto lo sforzo che impiega è maggiore. Dare più tempo quindi non è utile perché le sue risorse saranno già esaurite. Meglio dare un numero minore di esercizi, in modo che vengano affrontati tutti con più energie.

Bibliografia
Benso E. (2011) La dislessia. Torino: Il leone verde.
Benso F. (2018) Attenzione esecutiva, memoria e autoregolazione. Firenze: Hogrefe.