Curiosità

Che Fine ha fatto la Scuola Educante?

La Scuola va fatta con Amore

In questo periodo difficile, voglio fare una riflessione sulla scuola e sugli insegnanti. Non è una riflessione legata a questa emergenza, quanto piuttosto un’osservazione legata al modo, sempre più dilagante, di fare scuola.

La scuola e gli insegnanti erano, un tempo, rispettati e stimati da tutti i rami della società. Questo avveniva perché gli insegnanti detenevano (e detengono) il sapere ed era di massima importanza che quel sapere fosse tramandato alle nuove generazioni.

Oggi, né la scuola né gli insegnanti godono più di quest’importanza quasi referenziale del passato. E, con il tempo, la scuola e gli insegnanti si sono adattati alla nuova società subendo una trasformazione.

Oggi la scuola, per la maggior parte degli alunni è un luogo dell’obbligo, un luogo dove bisogna andare e non dove si vuole andare. E’ un luogo che trasmette ansia al solo pensiero. La maggior parte dei bambini già alla scuola primaria non ne può più e, se potesse, smetterebbe di andare a scuola.

La scuola che dovrebbe aprire le menti, oggi le chiude. Le chiude nelle loro paure, trasmette loro ansia e angoscia cosicché si studia per paura di prendere un brutto voto e non per amore dello studio. Si studia, o ci si prova, per passare l’anno. Si studia perché c’è la verifica e se si prende un brutto voto poi va recuperato.
Non c’è l’amore per lo studio, non c’è la curiosità e se manca la curiosità, manca il fuoco. Quel fuoco che ti fa approfondire un argomento, una materia, che ti tiene sveglio fino alle 2, le 3 di notte perché non hai capito e vuoi assolutamente capire, non perché ci sarà una verifica, ma perché lo vuoi tu ed è una cosa maledettamente affascinante.

No, non c’è più questo amore per lo studio, non c’è più l’amore per lo studio. C’è solo paura, ansia e angoscia e questi sono nemici delle risorse cognitive, delle capacità di apprendere. Come si può apprendere se c’è la paura? Come potremo studiare in tranquillità se l’ansia ci offusca il cervello?

Perché è più importante il voto del sapere? Stiamo assistendo alla mera applicazione di protocolli di studio, ma senza l’umano, senza il sentimento e senza l’emozione. Ma come si può trasmettere qualcosa senza le emozioni?
La scuola senza emozioni è ancora scuola? L’insegnante ha il compito non solo di spiegare, ma soprattutto di trasmettere amore per lo studio, di instillare la curiosità e di spingere i ragazzi a cercare, ad avere sete di conoscenza.

Ma come si può?
Gli insegnanti sono schiacciati tra ritmi serrati da dover rispettare, risultati da portare avanti, obiettivi da raggiungere e classi molto, troppo numerose…dov’è lo spazio per trasmettere amore per lo studio?

La scuola non è più Educante. Educare significa trarre fuori, condurre, ma noi dove stiamo conducendo questi ragazzi? Cosa stiamo tirando fuori da loro?
Allora iniziamo a chiederci cosa vogliamo tirare fuori da loro, cosa vogliamo dargli noi: ansia e paura della scuola o amore e curiosità per lo studio? Dove li vogliamo condurre? verso la chiusura in se stessi perché non si ritrovano in un mondo che pretende da loro la perfezione dandogli ansia in cambio o vogliamo portarli verso la conoscenza? Verso l’immensa conoscenza e verso la travolgente magia del sapere?

Le interrogazioni e le verifiche non devono essere fatte con l’intento di mettere in difficoltà, ma con lo scopo di capire se hanno capito e se hanno nuove idee.
I bambini e i ragazzi non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere (Plutarco). Non soffochiamoli con ansia e paura, ma diamogli modo di brillare.

Curiosità

Donne e Covid-19

Essere Donne ai Tempi del Coronavirus

Essere Donne ai Tempi del Coronavirus, in realtà, questo articolo si sarebbe potuto intitolare semplicemente Essere Donne. Ho voluto specificare ai tempi del coronavirus, perché credo che questa pandemia abbia messo in luce, ancora di più, quale sia la condizione della donna nella nostra società.
Non voglio addentrarmi nello sconfinato mondo degli stereotipi e dei pregiudizi che già pesano sulle spalle delle donne. Vorrei, però, portare a riflettere su quale o, più propriamente, su quali siano i ruoli che la donna deve ricoprire.

La donna deve…anzi no. La Società si aspetta che la donna sia moglie fedele, madre devota, che sappia occuparsi della casa, della famiglia e, infine, che sia una lavoratrice.
Si sa e lo sanno bene anche gli uomini, la donna ha molte responsabilità e deve gestire sia le dinamiche lavorative, sia quelle familiari e domestiche. La cura dei figli, la gestione della casa (cucinare, sistemare, pulire,…) e il lavoro.

I più estremi diranno che non è poi così complicato e che, in fondo, è sempre stato così perché le donne sanno fare quelle cose, gli uomini non sono portati. Ed ecco che gli uomini forti e capaci si nascondo dietro un non so fare, non sono portato. Se ci soffermiamo a pensarci è davvero ridicolo che certi uomini si ritengano così sagaci e così intelligenti, ma non sappiano fare il letto o il bucato…eppure basta imparare…

Non vuole, tuttavia, essere un articolo di parte per mettere in ombra una parte piuttosto che un’altra. No, vuole essere un articolo di riflessione, quindi…riflettiamo insieme.
Le famiglie, durante questa pandemia, si sono trovate da un giorno all’altro ad avere i figli a casa e la conseguente necessità di trovare qualcuno che stesse con loro, che li aiutasse a fare i compi e a seguire le lezioni online, per i fortunati che le avevano. Questo peso è gravato, per la maggior parte delle famiglie, sulle donne.
Alcune donne hanno continuato a lavorare normalmente, forse anche più di prima, altre non hanno potuto proseguire il proprio lavoro, altre ancora hanno continuato a lavorare, ma in smart working aggiungendo la necessità di organizzare la casa, i figli e gli spazi. Dovendo gestire pranzi, cene, discussioni e litigi dati dalla stretta convivenza, sentimenti contrastanti, emozioni in divenire e cercando sempre di infondere sicurezza e serenità.

I rischi…

Il rischio di sovraccarico di responsabilità e di lavoro cui molte donne sono state sottoposte, non è da sottovalutare.
I rischi di questo sovraccarico sono molti, come molte sono le ripercussioni che si possono avere sia sulla donna, sia sulla famiglia che su tutta la società.
Il rischio di cadere in depressione perché non si regge più il carico, perché non si vede una via d’uscita, il rischio di perdere contatto con se stessi, di alienarsi perché i pensieri e le mansioni sono troppe. La sensazione di non farcela più, non da sole. La sensazione di essere costantemente sopraffatte da tutti i doveri, arrivare a sera stanche, distrutte avendo un po’ paura del giorno dopo ce la farò? Per quanto?

Ecco, non va sottovalutata questa dinamica. Le ripercussioni sulla persona possono essere devastanti e il rischio più alto è che non si riesca a chiedere aiuto. Che ci si senta intrappolati in un vortice senza fine, senza vedere una via d’uscita, andando avanti giorno dopo giorno. E’ necessario invece pensare a politiche attive che vadano incontro alle donne e al carico che devono sopportare e supportare ogni giorno. Carico che, per la maggior parte di noi, si è appesantito quasi fino a schiacciarci.

Questa è già stata una dura, durissima sfida per le famiglie e per le donne in primis che, come anticipato prima, nella maggior parte dei casi, si occupano anche della gestione della casa e dei figli.

In questa fase 2, si prospetta un’ulteriore sfida per le famiglie in generale, ma per le donne in particolare. Se i bambini e i ragazzi non torneranno a scuola, uno dei due genitori dovrà necessariamente rinunciare al proprio lavoro e chi sarà?
Se i bambini torneranno a scuola mezza giornata o a giorni alterni, chi starà a casa dal lavoro?

Alcuni potranno pensare che stia esagerando, ma non è così. La nostra società pensa a uomini e donne in maniera differente, caricando la donna di più responsabilità, dando meno possibilità lavorative e costringendola, spesso, a scegliere fra carriera e famiglia. Ancora più spesso guardandola come un avvoltoio se sceglie la carriera a scapito della famiglia.
Fino a che non iniziamo a pensare alla famiglia, qualsiasi tipologia di famiglia, come formata da due adulti entrambi UGUALMENTE responsabili dei figli e della casa, non troveremo mai misure giuste per sostenere le famiglie e per alleggerire questa disparità.
Iniziamo a pensare anche all’uomo come co-responsabile della famiglia, non inteso meramente come colui che mantiene la famiglia, ma come qualcosa di più.

Le famiglie hanno bisogno di misure che vadano incontro alla famiglia tutta. Che si permetta anche all’uomo di fare lavoro part-time per occuparsi dei figli, che i salari siano uguali e non più bassi per le donne.
Soltanto attraverso queste lenti riusciremo ad alleggerire le donne da questo carico che spesso può portare alla depressione con conseguenze enormi sulla propria vita e su quelle dei membri della famiglia. Soltanto attraverso queste lenti potremo permettere anche ai padri di godersi i figli e di partecipare più attivamente al loro sviluppo.

Se vogliamo uscirne bene, le misure per le famiglie devono essere pensate in modo totale, dando ad entrambi i genitori le stesse possibilità.

Curiosità

La Giusta Forma Mentis per affrontare la Quarantena

Quali Sensazioni viviamo ogni Giorno e come possiamo essere Positivi, nonostante le Difficoltà?

la giusta forma mentis per affrontare la quarantena

I giorni scorrono, uno dopo l’altro assomigliandosi sempre di più. Le giornate fuori sono meravigliose, il sole risplende e si sentono gli uccellini cantare. La voglia di uscire è più forte che mai. Ma come si fa a non farsi prendere dall’amarezza, dalla tristezza, dall’ansia e dalla paura?

Ci sono molti modi per affrontare situazioni difficili. Anche se sembra strano, dobbiamo capire bene che dipende da noi come decidiamo di affrontare le difficoltà e le paure. Possiamo quindi restare passivi e farci vivere dagli eventi, farci sopraffare dalla paura e dall’angoscia per il futuro, oppure possiamo vivere attivamente.

Se decidiamo di vivere passivamente, probabilmente ci sentiamo soffocare da tutta questa situazione. Ogni giorno è uguale al precedente, non distinguiamo più il sabato dal lunedì, cerchiamo di far passare il tempo pensando “finalmente è sera e un altro giorno se ne va”.
In questo caso è naturale che brutti pensieri e paure ci vengano a trovare perché trovano un terreno fertile per crescere. La paura e l’ansia si auto-alimentano e crescono sempre più.

Se invece decidiamo di vivere attivamente, ecco che le giornate hanno tutte un significato diverso. Distinguiamo bene un giorno dall’altro perché, nonostante una routine, riusciamo a trovare un’attività, un dettaglio che permette di distinguerli e, soprattutto, di apprezzare ogni singolo giorno.
Ecco che le paure e le angosce ci sono lo stesso, ma hanno meno forza. Ci permettono di riflettere su quanto stia avvenendo, ci permettono di preoccuparci per noi e per i nostri cari, ma in maniera salutare, senza divorarci e senza assumere il controllo di noi stessi. Siamo in grado di riflettere sulla nostra vita, su quello che vorremmo cambiare e, magari, iniziare a cambiarlo davvero.

Il modo in cui decidiamo di vivere questo periodo dipende da noi. Certamente ci saranno giorni più grigi di altri, ma sta a noi decidere se subire o se reagire.
Sta a noi scegliere chi essere, se essere paranoici, impauriti e arrabbiati col mondo, oppure se riflettere, aiutare e comprendere gli altri.

Oggi più che mai serve essere empatici e volersi bene, non solo verso gli altri, ma anche verso noi stessi. Dobbiamo volerci bene e questo significa anche non permettere a emozioni negative di pervaderci.
Abbiamo parlato qualche articolo fa di come sia importante avere una routine e di come possa aiutarci a superare questo periodo. Dobbiamo però anche credere in noi stessi e nella capacità di gestirci.

E’ necessario cambiare il modo di pensare, rigirare al positivo le affermazioni. Non siamo agli arresti domiciliari, siamo in casa perché questo ci permette di superare un momento difficile per tutto il mondo, stiamo in casa perché siamo al sicuro e restando a casa proteggiamo noi e i nostri cari. Dobbiamo passare dal pensare in maniera individualistica ed egoistica a pensare in maniera altruistica. Non pensiamo sono chiuso in casa, proprio adesso che ci sono delle belle giornate; sono chiuso in casa a Pasqua e a pasquetta,… Pensiamo piuttosto che stare in casa serve per proteggere noi e gli altri. Altri che possono essere sconosciuti, ma anche amici e persone care. Pensiamo quanto sia bello vedere il sole, anche solo dalla finestra. Pensiamo che siamo noi, attivamente e coscientemente a voler restare a casa perché questo è un gesto di altruismo e più riusciamo a stare a casa, prima torneremo a sentire il sole sul nostro viso e prima torneremo a vedere il mondo.

So che può sembrare un filosofeggiare, ma il potere del pensiero è forte e prima lo capiamo, prima possiamo trasformare le nostre sensazioni e il nostro vissuto da negativo in positivo e contagiare di pensieri positivi anche gli altri.

Progetti

SERVIZI A DISTANZA

Servizi a Distanza dedicati a Bambini, Ragazzi e Genitori

…Nonostante le Difficoltà è Importante continuare a prenderci cura della nostra Famiglia…

Vengono offerte 4 differenti tipologie di servizi tutti a DISTANZA
(NON necessitano di supervisione genitoriale):

Potenziamento Cognitivo a Distanza

1. POTENZIAMENTO COGNITIVO:
utile per migliorare alcune abilità non ancora del tutto sviluppate o più deboli come attenzione, memoria di lavoro, orientamento visuo-spaziale, aggiornamento in memoria di lavoro, ragionamento strategico,…
Queste abilità sono FONDAMENTALI sia per la vita quotidiana, sia per gli apprendimenti scolastici (lettura, scrittura e matematica).


Laboratorio Creativo a Distanza

2.LABORATORIO CREATIVO:
un’ora di tempo in cui i bambini svolgono diverse attività ludicosportive e creative volte a migliorare gli aspetti intellettivi e cognitivi sotto-forma di gioco e divertimento. Quest’ora per i bambini, può significare anche un’ora di pausa per i genitori poiché questa attività NON necessita della supervisione dei genitori.


Aiuto Compiti

3.AIUTO COMPITI: incontri di due ore in cui bambini o ragazzi vengono aiutati a svolgere i propri compiti o a studiare. I bambini/ragazzi verranno seguiti e verrà impostato un metodo di studio basato sulle proprie competenze e abilità


Supporto e Sostegno Genitoriale

4.SUPPORTO E SOSTEGNO GENITORIALE: incontri di circa un’ora in cui il genitore o i genitori possono affrontare ansie e paure che questo periodo ci fa provare. Possono inoltre ricevere un aiuto per organizzare e gestire l’ambiente e le relazioni familiari.


Per Maggiori Informazioni
(senza impegno)
Compila il form o scrivi
(anche Whatsapp) a: 375.5435697


SERVIZI A DISTANZA

Curiosità

Paragoni e figli

Perché è sbagliato fare paragoni tra i figli

Paragonare i figli

Capita molto spesso di fare dei paragoni e capita ancora di più di fare paragoni fra i propri figli o bambini di pari età, siano essi cugini, compagni di scuola o amici.
Confrontare le persone è un processo cognitivo che facciamo tutti, più o meno involontariamente. Spesso noi stessi ci confrontiamo con altri, un po’ per capire i nostri punti di forza o di debolezza, un po’ per scoprire dove poter migliorare e come risultiamo agli occhi degli altri. E’ dunque un processo che si fa, ma è sconsigliabile farlo con i bambini e soprattutto davanti ad essi.

Perché è meglio non paragonare i bambini?

Siano essi fratelli o compagni di scuola, è sempre meglio non parlare con qualcun altro, davanti ai bambini delle proprie qualità o difetti. Anche se sembra che i bambini siano intenti a giocare o a guardare la televisione, essi hanno la capacità di captare tutto quello che sarebbe meglio non sentissero.

Pertanto, se vogliamo discutere su difetti e pregi dei nostri bambini, è sempre meglio farlo quando loro non sono presenti nella stanza.

Questo per diversi motivi, da una parte potrebbero non essere contenti di quel confronto e potrebbero non accettare le critiche, sebbene involontarie. Infatti non ci stiamo rivolgendo direttamente a loro, spiegando bene cosa potrebbero migliorare, essi stanno di fatto origliando o semplicemente ascoltando un discorso fra persone grandi.

E questo li pone come spettatori di un discorso di cui loro sono i protagonisti, ma a cui non possono partecipare. Pertanto possono soltanto accettare passivamente il discorso, elaborandolo per conto proprio.

Dall’altra parte, anche se il confronto è volto al positivo e rivolgiamo solo complimenti, rischiamo di innescare il contorto meccanismo del confronto. Anche se lì per lì non ci sembra grave, bisogna sempre ricordare che i bambini crescono e diventano adolescenti e poi adulti. La fase dell’adolescenza è molto complessa ed è caratterizzata già di suo dal confronto con gli altri, e serviranno a poco le parole “non paragonarti agli altri, ma pensa solo con la tua testa” se, da piccoli, sono stati esposti (anche involontariamente) al meccanismo del paragone.

Il paragone è un gioco pericoloso

Il rischio è quello che crescano utilizzando il paragone con gli altri come unità di misura. Così facendo però non ci sono vincitori perché prenderemo sempre a paragone il bambino più bravo, il ragazzo più popolare, quello più bello, quello che ha voti alti, la ragazza più magra, quella più carina, quelli che hanno più amici.

Un gesto, un momento di chiacchiere distratte, se ripetuto molto spesso nel tempo, può portare ad innescare questo meccanismo che sarà poi difficile da scardinare e che può far sentire più fragili.

Se questo dovesse avvenire tra fratelli, chiaramente sarebbe ancora più fastidioso poiché la convivenza è totale e il rischio è quello di vivere in un continuo confronto, spesso non voluto, non cercato e del tutto involontario.
Chiaramente non bisogna allarmarsi, ma semplicemente avere qualche attenzione in più.

Alcuni Consigli

Se ci accorgiamo che il bambino/ragazzo ha intercettato le nostre parole, sarebbe importante parlargli successivamente di quanto ha ascoltato e spiegare bene cosa si intendeva, sia che si facesse un confronto al positivo, sia che si facesse al negativo. Proprio per evitare che il messaggio venga distorto e possa destabilizzarlo.

Oppure, se abbiamo notato un atteggiamento che non ci piace, è importante parlargliene senza metterlo a confronto con altri “perché tuo fratello va bene a scuola e tu no?!”, cercando piuttosto di capire perché lui abbia più difficoltà nel gestire alcune dinamiche.

Ognuno di noi è una persona a sé e anche i bambini lo sono, dobbiamo rispettare le proprie peculiarità e i propri caratteri, senza voler trasporre un pregio dall’uno all’altro, ma accettandoli per quello che sono.

Curiosità

Dislessia e Difficoltà di Lettura

Sfatiamo i Falsi Miti e Facciamo Chiarezza

Dislessia e Difficoltà di Lettura

Si sente spesso parlare di Dislessia e di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), ma c’è ancora molta confusione su cosa siano e, soprattutto, su come aiutare e cosa aspettarsi da bambini, ragazzi e anche adulti con DSA.
Per un approfondimento su cosa siano i DSA rimandiamo ad un articolo precedente, così come per l’approfondimento su come leggono le persone con dislessia.
In questo articolo cercheremo invece di sfatare qualche falso mito e qualche convinzione ancora presente.

Sfatiamo qualche falso mito sulla Dislessia!

“I ragazzi con dislessia hanno un’intelligenza sotto la norma”

FALSO! Bambini e ragazzi con dislessia o qualsiasi forma di DSA non hanno un’intelligenza sotto la norma. Anzi è proprio un criterio di esclusione, questo significa che il professionista prima di emettere una diagnosi di DSA, deve assicurarsi che l’intelligenza del bambino sia nella norma.

“Dislessici si diventa”

FALSO! Dislessici non si diventa, ma si è. E’, infatti, un disturbo del neurosviluppo. E’ possibile, tuttavia, che non ci si accorga immediatamente di questo disturbo se lieve e se il bambino attua già da solo alcuni metodi compensativi. Può tuttavia emergere in modo più severo con l’aumento delle richieste scolastiche.

“I bambini con dislessia non hanno voglia di leggere”

FALSO! Spesso a molti bambini con dislessia piace leggere, seppure fanno molta fatica.
La poca voglia di leggere da una parte è fisiologica, come per molti bambini a sviluppo tipico, dall’altra deriva dalla fatica che questi bambini fanno durante la lettura, portandoli a preferire l’ascolto del racconto piuttosto che la lettura.

“Se si è dislessici, non c’è più speranza”

FALSO! E’ possibile migliorare le capacità delle persone con dislessia o altri disturbi specifici dell’apprendimento. Prima si riesce ad individuare il disturbo, prima si può intervenire con un percorso mirato. E’ possibile migliorare anche per adolescenti e adulti!

“E’ vero che più si legge meglio è?”

Non proprio, questo può funzionare per un bambino a sviluppo tipico, ma non per un bambino con dislessia.

“Perché?”

La persona con dislessia non riesce ad automatizzare la lettura, leggere tanto non aiuta a renderla automatica perché prima è necessario lavorare su quello che sta sotto la dislessia come la memoria di lavoro e l’attenzione.

“Ragazzi con DSA devono scegliere scuole meno impegnative”

FALSO! I ragazzi con DSA devono scegliere la scuola che preferiscono, pensando al proprio futuro. L’importante è fare ogni anno un buon PDP (Piano Didattico Personalizzato) e seguire dei percorsi apposta per potenziare le proprie abilità e impostare un metodo di studio basato sui propri punti di forza.

Curiosità

Potenziamento Cognitivo o Aiuto Compiti?

E’ meglio un Percorso di Potenziamento o di Aiuto Compiti?

Potenziamento cognitivo o aiuto compiti?

Spesso si sente parlare di aiuto compiti, sostegno al metodo di studio e metacognizione e di potenziamento cognitivo, ma ancora più spesso non si comprende quale differenza ci sia e cosa sia meglio scegliere per il bambino.
Scopo di questo articolo è fugare ogni dubbio, una volta per tutte!

Si parla di aiuto compiti tutte quelle volte in cui il bambino viene seguito durante lo svolgimento dei compiti, chiarendo concetti complessi, spiegando informazioni poco chiare e riprendendolo nel caso di distrazione, senza tuttavia dare indicazioni su come studiare un testo e senza indicare strategie alternative di studio. Nell’aiuto compiti la relazione è spesso uno a molti.
L’aiuto compiti è pertanto un supporto indicato per tutti quei bambini che non hanno difficoltà di apprendimento e che hanno già un proprio metodo di studio consolidato e funzionante. L’aiuto compiti può aiutare il bambino a concentrarsi, organizzarsi e svolgere i compiti in un minor tempo proprio perché seguito da un adulto che interviene in caso di bisogno.

Si parla di sostegno al metodo di studio e metacognizione tutte quelle volte in cui il bambino o ragazzo viene seguito per trovare un metodo di studio adatto a lui, basandosi sui suoi punti di forza, divenendo consapevole delle strategie migliori per se stesso. In genere la relazione è uno ad uno, ma può anche essere uno a due, tre se i bambini sono piuttosto omogenei sia a livello di caratteristiche, sia a livello di età.
Il sostegno al metodo di studio e metacognizione è adatta a tutti quei bambini o ragazzi con o senza difficoltà di apprendimento che non abbiano ancora trovato un metodo di studio efficace da applicare. A differenza dell’aiuto compiti, pertanto, l’obbiettivo non è riuscire a concludere gli esercizi, ma trovare un metodo idoneo che il bambino possa applicare anche in autonomia a casa.

Si parla infine di potenziamento cognitivo tutte quelle volte in cui il bambino o ragazzo è seguito per potenziare alcuni aspetti legati ad attenzione, lettura, funzioni esecutive, memoria di lavoro,…tutte quelle componenti che sottostanno alle difficoltà di apprendimento. In questo caso la relazione è sempre uno ad uno poiché il potenziamento richiede estrema concentrazione e deve essere tarato sul bambino di volta in volta seguendone i progressi.
Il potenziamento cognitivo è adatto a tutti quei bambini o ragazzi con difficoltà di apprendimento e/o di attenzione che fanno fatica nei vari aspetti dell’apprendimento. A differenza del sostegno al metodo di studio, nel potenziamento cognitivo si lavora sulle difficoltà sottostanti al metodo di studio, aumentando le risorse cognitive del bambino.
Il potenziamento cognitivo deve essere effettuato regolarmente, in modo continuativo e progressivo al fine di ottenere buoni risultati perché si va a lavorare sulle funzioni esecutive.
A seguito o in parallelo al potenziamento cognitivo può essere affiancato un percorso sul metodo di studio, per imparare come affrontare lo studio o un percorso di aiuto compiti per lavorare sull’autonomia se si ha già un metodo di studio efficace.

Concludendo, possiamo affermare che la scelta del percorso dipenda esclusivamente dall’obiettivo che si vuole raggiungere e dalle abilità del bambino o ragazzo. Scegliere il percorso più adatto è fondamentale per portare progressivamente i bambini all’autonomia e all’indipendenza. E’ pertanto necessario scegliere sempre pensando al futuro e non al bisogno immediato. Malgrado sia difficile e scoraggiante impegnarsi in percorsi a lunga durata, spesso scegliere un percorso più impegnativo e più lungo nel presente, può portare a risultati migliori nel futuro. Dobbiamo sempre chiederci e, nel caso affidarci agli esperti, che cosa sia meglio per il futuro del bambino.

Curiosità

L’importanza di Spiegare

Nascondere o Spiegare?

Madre figli
Photo by Josh Willink on Pexels.com

Noi adulti, occupati dal lavoro, dalla casa e dagli affetti, spesso dimentichiamo cosa significhi essere bambini e più spesso ancora tendiamo a pensare che ci siano argomenti non adatti ai bambini. Pensando questo, cerchiamo di nascondere, di evitare, di non dire, ma è un comportamento corretto? Davvero esistono argomenti tabù per i bambini oppure c’è solo bisogno di un impegno maggiore per spiegare alcuni concetti?

Un po’ perché “sono piccoli, non capirebbero, non voglio spaventarli” e un po’ per mancanza di tempo e di energie, si tende spesso a non raccontare ai bambini cosa sta succedendo. Tuttavia dobbiamo ricordarci che i bambini sono empatici con le figure di riferimento, siano essi genitori, nonni o zii , e non riuscendo a dare una spiegazione a quello che vedono, sentono e percepiscono, possono iniziare a provare sentimenti di paura e incertezza.

Ma come si fa?

Se i bambini sentono quello che proviamo anche se cerchiamo di nasconderlo, se percepiscono i nostri dubbi e le nostre insicurezze, come possiamo tranquillizzarli senza addossargli maggior carico emotivo?

La risposta è molto semplice: parlare. Dobbiamo parlare sempre ai nostri figli, bisogna metterli al corrente di quanto stia accadendo, spiegare perché mamma e papà discutono. Il non detto può far sorgere domande, dubbi, paure e sensi di colpa nei bambini. Questo accade perché non riescono a trovare una spiegazione migliore a quanto stia accadendo.
Allora cerchiamo, con un linguaggio semplice, di spiegare loro che se mamma e papà discutono non è per colpa loro, oppure che papà è nervoso perché ha discusso con un amico,…

Spiegare il perché di ogni cambiamento di umore, sentimento o emozione è fondamentale, anche e soprattutto quando i bambini sono piccoli. I bambini, infatti, percepiscono qualcosa a cui non sanno dare un nome. Non sapendo di cosa si tratta, non riescono a gestirlo e si manifesta in loro come un’emozione spiacevole e non sanno come reagire. Allora, oltre a spiegare il motivo di una risposta sgarbata tra i genitori o di una discussione o anche di un momento di stanchezza o tristezza, cerchiamo anche di spiegare al bambino cosa lui stia provando in quel momento: hai sentito discutere i genitori e ti sei sentito in colpa o ti senti triste? questo è normale, ma non ti devi preoccupare perché non è successo nulla di grave o ancora quello che provi è rabbia, paura,….

Lo so che è molto più semplice far finta di nulla e nascondere ai bambini i nostri problemi, ma loro li percepiscono. Il rischio è che non siano in grado di gestirli e di digerirli da soli. Questo può portare a farli sentire in difetto, magari spaventati e rischiano di mettere in atto strategie comportamentali non consone alla situazione.

Curiosità

L'importanza di Spiegare

Nascondere o Spiegare?

Madre figli
Photo by Josh Willink on Pexels.com

Noi adulti, occupati dal lavoro, dalla casa e dagli affetti, spesso dimentichiamo cosa significhi essere bambini e più spesso ancora tendiamo a pensare che ci siano argomenti non adatti ai bambini. Pensando questo, cerchiamo di nascondere, di evitare, di non dire, ma è un comportamento corretto? Davvero esistono argomenti tabù per i bambini oppure c’è solo bisogno di un impegno maggiore per spiegare alcuni concetti?

Un po’ perché sono piccoli, non capirebbero, non voglio spaventarli, sono così innocenti ed indifesi, un po’ spesso per mancanza di tempo e di energie mentali e fisiche, ma si tende a non raccontare ai propri figli che cosa accada ai genitori o che cosa stiano passando. Tuttavia dobbiamo ricordarci che i bambini sono spesso empatici con le figure di riferimento, che siano genitori, nonni, zii o amici e non riuscendo a dare una spiegazione a quello che vedono, sentono e percepiscono, possono iniziare a provare sentimenti di paura e incertezza.

Ma come si fa? Se i bambini sentono quello che proviamo anche se cerchiamo di nasconderlo, se percepiscono i nostri dubbi e le nostre insicurezze, come possiamo tranquillizzarli senza addossargli maggior carico emotivo?

La risposta è molto semplice: parlare. Dobbiamo parlare sempre ai nostri figli, dobbiamo metterli al corrente di quanto stia accadendo in casa, il perché mamma e papà discutono, perché l’aria è tesa in casa. Il non detto può far sorgere domande, dubbi, paure e sensi di colpa nei bambini che non riescono a trovare una spiegazione migliore a quanto stia accadendo.
Allora cerchiamo, con un linguaggio semplice, di spiegare loro che se mamma e papà discutono non è per colpa loro, ma perché si stavano confrontando su altro, oppure che la mamma è stanca a causa del lavoro , papà è nervoso perché ha discusso con un amico,…

Spiegare il perché di ogni cambiamento di umore, sentimento o emozione è fondamentale, anche e soprattutto quando i bambini sono piccoli proprio perché percepiscono qualcosa a cui non sanno dare un nome, che non riescono a gestire e si manifesta in loro come appunto un’emozione spiacevole che non sanno cosa sia e non sanno come reagire. Allora, oltre a spiegare il motivo di una risposta sgarbata tra i genitori o di una discussione o anche di un momento di stanchezza o tristezza, cerchiamo anche di spiegare al bambino cosa lui stia provando in quel momento: hai sentito discutere i genitori e ti sei sentito in colpa o ti senti triste? questo è normale, ma non ti devi preoccupare perché non è successo nulla di grave o ancora quello che provi è rabbia, paura,….

Lo so che è molto più semplice far finta di nulla e nascondere ai bambini i nostri problemi, ma loro li percepiscono e il rischio è che non siano in grado di gestirli e di digerirli da soli, sentendosi in difetto, magari spaventati e mettendo in atto strategie comportamentali non consone alla situazione.