Progetti

SERVIZI A DISTANZA

Servizi a Distanza dedicati a Bambini, Ragazzi e Genitori

…Nonostante le Difficoltà è Importante continuare a prenderci cura della nostra Famiglia…

Vengono offerte 4 differenti tipologie di servizi tutti a DISTANZA
(NON necessitano di supervisione genitoriale):

Potenziamento Cognitivo a Distanza

1. POTENZIAMENTO COGNITIVO:
utile per migliorare alcune abilità non ancora del tutto sviluppate o più deboli come attenzione, memoria di lavoro, orientamento visuo-spaziale, aggiornamento in memoria di lavoro, ragionamento strategico,…
Queste abilità sono FONDAMENTALI sia per la vita quotidiana, sia per gli apprendimenti scolastici (lettura, scrittura e matematica).


Laboratorio Creativo a Distanza

2.LABORATORIO CREATIVO:
un’ora di tempo in cui i bambini svolgono diverse attività ludicosportive e creative volte a migliorare gli aspetti intellettivi e cognitivi sotto-forma di gioco e divertimento. Quest’ora per i bambini, può significare anche un’ora di pausa per i genitori poiché questa attività NON necessita della supervisione dei genitori.


Aiuto Compiti

3.AIUTO COMPITI: incontri di due ore in cui bambini o ragazzi vengono aiutati a svolgere i propri compiti o a studiare. I bambini/ragazzi verranno seguiti e verrà impostato un metodo di studio basato sulle proprie competenze e abilità


Supporto e Sostegno Genitoriale

4.SUPPORTO E SOSTEGNO GENITORIALE: incontri di circa un’ora in cui il genitore o i genitori possono affrontare ansie e paure che questo periodo ci fa provare. Possono inoltre ricevere un aiuto per organizzare e gestire l’ambiente e le relazioni familiari.


Per Maggiori Informazioni
(senza impegno)
Compila il form o scrivi
(anche Whatsapp) a: 375.5435697


SERVIZI A DISTANZA

Curiosità

Vivere con Bambini in casa ai Tempi del Coronavirus

Sopravvivere alla reclusione forzata

Casa, Bambini e Coronavirus

Sono passati ormai 11 giorni dal dpcm del 9 Marzo. Da allora (per alcune regioni anche da prima) le misure restrittive chiedono alla maggior parte dei cittadini, bambini compresi, di restare a casa. Ogni giorno assistiamo ad un inasprimento delle restrizioni e questo si riflette su di noi, sulle nostre abitudini, sul nostro umore e sulle nostre relazioni.

I bambini e i ragazzi seguono le lezioni online e molti di loro hanno più compiti del solito. Non poter partecipare in maniera più attiva, soprattutto per tutti quei bambini e ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento e di concentrazione, può essere frustrante, demotivante e motivo di rabbia.

Molti genitori si sono ritrovati da un giorno all’altro ad avere i bambini a casa tutto il giorno. Questo ha significato diverse cose: organizzarsi per non lasciare i bambini a casa da soli e per permettere loro di seguire le lezioni online. Da non sottovalutare anche la convivenza 24 ore su 24 e tornare a dover aiutare i bambini nello svolgimento dei compiti. Molte famiglie si affidano, infatti, a doposcuola specializzati e i genitori si sono trovati, pertanto, a dover seguire, oltre che il proprio lavoro, anche i bambini e i compiti. Questo significa anche avere a che fare non solo con lezioni ed esercizi, ma anche con stanchezza, svogliatezza, difficoltà di concentrazione, delusione, frustrazione e rabbia per non riuscire a svolgere velocemente i compiti.

Questo accade in molte famiglie. Ce ne sono molte altre in cui invece entrambi i genitori lavorano e il tutto è molto più complicato. Altre in cui entrambi i genitori sono a casa e subentrano ansie, paure e tensioni difficili da gestire.

Come possiamo uscire da tutto questo?

La situazione non è semplice per nessuna famiglia, ognuna affronta questa situazione in modo differente, cercando di arrivare a sera (sperando che i bambini in questione dormano).

Chiaramente nessuno ha una soluzione semplice poiché ogni problema complesso richiede soluzioni articolate e, spesso, difficili da mettere in pratica tout court.

Vediamo però alcuni suggerimenti per cercare di uscire da questa giungla in cui non si vede neppure uno spiraglio di luce.

Se continuiamo ad arrancare cercando solo di arrivare a sera. Se, davanti al crepuscolo, pensiamo: “finalmente, un altro giorno sta per finire”. Se continuiamo a guardare l’orologio contando i minuti, ne usciremo a pezzi, con l’umore devastato e la personalità più fragile che mai.

Il consiglio che tutti danno è quello di essere positivi, ma non è facile.

Un consiglio che do io è quello di organizzarsi. Sì, organizzare le giornate. Spendere un pomeriggio tutti insieme, bambini compresi, per organizzare una routine per tutti, alternando momenti di gioco a momenti di relax e di studio.

…ognuno ha le proprie esigenze…

Ovviamente ogni famiglia, in base alle proprie esigenze e alle proprie possibilità, cercherà di sviluppare una routine propria. E’ anche possibile che venga buttata giù una routine che nella teoria è perfetta, ma poco applicabile nella pratica. E’ quindi importante avere la capacità di modificarla in base ai riscontri oggettivi. Sempre molto importante è coinvolgere i bambini in questo, in modo che abbiano un ruolo attivo. Questo da una parte li renderà più partecipi, dall’altra sarà una spinta motivazionale per rispettare la routine stessa.

Per definire la routine si parte da ciò che non può essere evitato: le lezioni o i compiti per i bambini e il lavoro per i genitori (in smart working). Decidere un momento della giornata dedicato a questo, ad esempio la mattina.
Nel pomeriggio cercare di alternare momenti di compiti a momenti di svago. Quindi programmare già a priori 2 o 3 pause durante lo studio. Pause in cui ci si può rilassare, fare merenda o svolgere un breve gioco. Ogni pausa non deve superare i 15’, altrimenti sarà poi difficile riprendere i compiti. Tenere un’attività molto piacevole per la fine completa dei compiti, in modo da spronare i bambini a finire il più velocemente possibile i compiti. Importante sono i momenti di pausa anche per i genitori. Cercare di suddividersi i carichi e le attività, in modo da avere ogni giorno almeno mezz’ora o un’ora da dedicare a sé, senza avere la preoccupazione di pensare ad altro.

Possono sembrare consigli banali, ma spesso sono proprio le cose che diamo per scontate ad essere importanti. E’ infatti possibile che abbiamo cercato di impostare le giornate fin da subito, ma lo abbiamo fatto in maniera frettolosa, senza tenere conto dei cambiamenti, dei bisogni dei genitori e di quelli dei bambini. Di vitale importanza, in questo periodo di stretta convivenza è quello di stabilire una routine condivisa da tutti i membri della famiglia. Essenziale è anche far capire l’importanza di uno spazio proprio, per ognuno. Pertanto i bambini avranno bisogno di un momento di svago e di gioco, così come i genitori avranno bisogno di un momento per pensare a sé e per rilassarsi. Ricordiamo che parlare e raccontare è molto importante e può dare più frutti di quelli che pensiamo.

Per Consigli più Mirati:
letiziagiribaldineuropsicologa@gmail.com

Curiosità

Paragoni e figli

Perché è sbagliato fare paragoni tra i figli

Paragonare i figli

Capita molto spesso di fare dei paragoni e capita ancora di più di fare paragoni fra i propri figli o bambini di pari età, siano essi cugini, compagni di scuola o amici.
Confrontare le persone è un processo cognitivo che facciamo tutti, più o meno involontariamente. Spesso noi stessi ci confrontiamo con altri, un po’ per capire i nostri punti di forza o di debolezza, un po’ per scoprire dove poter migliorare e come risultiamo agli occhi degli altri. E’ dunque un processo che si fa, ma è sconsigliabile farlo con i bambini e soprattutto davanti ad essi.

Perché è meglio non paragonare i bambini?

Siano essi fratelli o compagni di scuola, è sempre meglio non parlare con qualcun altro, davanti ai bambini delle proprie qualità o difetti. Anche se sembra che i bambini siano intenti a giocare o a guardare la televisione, essi hanno la capacità di captare tutto quello che sarebbe meglio non sentissero.

Pertanto, se vogliamo discutere su difetti e pregi dei nostri bambini, è sempre meglio farlo quando loro non sono presenti nella stanza.

Questo per diversi motivi, da una parte potrebbero non essere contenti di quel confronto e potrebbero non accettare le critiche, sebbene involontarie. Infatti non ci stiamo rivolgendo direttamente a loro, spiegando bene cosa potrebbero migliorare, essi stanno di fatto origliando o semplicemente ascoltando un discorso fra persone grandi.

E questo li pone come spettatori di un discorso di cui loro sono i protagonisti, ma a cui non possono partecipare. Pertanto possono soltanto accettare passivamente il discorso, elaborandolo per conto proprio.

Dall’altra parte, anche se il confronto è volto al positivo e rivolgiamo solo complimenti, rischiamo di innescare il contorto meccanismo del confronto. Anche se lì per lì non ci sembra grave, bisogna sempre ricordare che i bambini crescono e diventano adolescenti e poi adulti. La fase dell’adolescenza è molto complessa ed è caratterizzata già di suo dal confronto con gli altri, e serviranno a poco le parole “non paragonarti agli altri, ma pensa solo con la tua testa” se, da piccoli, sono stati esposti (anche involontariamente) al meccanismo del paragone.

Il paragone è un gioco pericoloso

Il rischio è quello che crescano utilizzando il paragone con gli altri come unità di misura. Così facendo però non ci sono vincitori perché prenderemo sempre a paragone il bambino più bravo, il ragazzo più popolare, quello più bello, quello che ha voti alti, la ragazza più magra, quella più carina, quelli che hanno più amici.

Un gesto, un momento di chiacchiere distratte, se ripetuto molto spesso nel tempo, può portare ad innescare questo meccanismo che sarà poi difficile da scardinare e che può far sentire più fragili.

Se questo dovesse avvenire tra fratelli, chiaramente sarebbe ancora più fastidioso poiché la convivenza è totale e il rischio è quello di vivere in un continuo confronto, spesso non voluto, non cercato e del tutto involontario.
Chiaramente non bisogna allarmarsi, ma semplicemente avere qualche attenzione in più.

Alcuni Consigli

Se ci accorgiamo che il bambino/ragazzo ha intercettato le nostre parole, sarebbe importante parlargli successivamente di quanto ha ascoltato e spiegare bene cosa si intendeva, sia che si facesse un confronto al positivo, sia che si facesse al negativo. Proprio per evitare che il messaggio venga distorto e possa destabilizzarlo.

Oppure, se abbiamo notato un atteggiamento che non ci piace, è importante parlargliene senza metterlo a confronto con altri “perché tuo fratello va bene a scuola e tu no?!”, cercando piuttosto di capire perché lui abbia più difficoltà nel gestire alcune dinamiche.

Ognuno di noi è una persona a sé e anche i bambini lo sono, dobbiamo rispettare le proprie peculiarità e i propri caratteri, senza voler trasporre un pregio dall’uno all’altro, ma accettandoli per quello che sono.

Curiosità

Discalculia

Che cos’è la Discalculia?

Discalculia

La discalculia fa parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e riguarda le abilità matematiche e di calcolo. Fanno parte dei DSA anche dislessia, disortografia e disgrafia, di cui abbiamo già parlato in articoli precedenti. Oggi approfondiamo l’aspetto della discalculia, chiarendo alcuni punti fondamentali.

Fino ad adesso sono stati identificati almeno 2 profili di discalculia. Un primo profilo è relativo alle difficoltà nella cognizione numerica di base e l’altro è relativo alle difficoltà nelle procedure esecutive e del calcolo scritto.

Profilo 1: Discalculia e cognizione numerica di base

La cognizione numerica di base riguarda tutte quelle abilità innate che vengono sviluppate dai bambini dalla nascita in poi. Questo significa che ci sono alcune competenze numeriche che ognuno di noi sviluppa prima di accedere alla scuola primaria e che hanno una base innata. Mano a mano che il bambino cresce, sviluppa diverse competenze quali: subitizing (capacità di distinguere in modo rapido la quantità di un numero di oggetti), quantificazione, comparazione, seriazione e strategie di calcolo a mente. Queste sono le basi su cui poi si andranno a sviluppare le procedure esecutive che impariamo a scuola.

Esempi di Difficoltà nella cognizione numerica di base

Bambini e ragazzi che non abbiano sviluppato appieno queste capacità, possono, ad esempio, presentare difficoltà nell’ordinamento di numeri dal più piccolo al più grande su una linea immaginaria, avere difficoltà nel distinguere velocemente insiemi più o meno numerosi o avere difficoltà a distinguere quale numero è maggiore dell’altro.

Si può fare qualcosa per questo profilo di discalculia?

Sì! Nel caso in cui si notino alcune difficoltà sopra descritte, è possibile sia fare un accertamento delle abilità, sia impostare un percorso di potenziamento. Il percorso permetterà di migliorare e consolidare le basi. Dato che si tratta di abilità che dovrebbero essere innate, prima si agisce e meglio è al fine di agevolare i futuri apprendimenti scolastici.

Profilo 2: Discalculia e procedure esecutive

Il secondo profilo di discalculia, si riferisce invece a difficoltà relative alle procedure esecutive e alle difficoltà di calcolo.
Fanno parte delle procedure esecutive la lettura, la scrittura e la messa in colonna dei numeri. Fanno, invece, parte delle difficoltà di calcolo il recupero dei fatti numerici (tabelline e operazioni semplici) e gli algoritmi (regole) del calcolo scritto.

Esempi di difficoltà e procedure esecutive

Chi rientra in questo secondo profilo può presentare difficoltà nella lettura e scrittura dei numeri e confondere, ad esempio il 6 e il 9,  sbagliare nel mettere in colonna i numeri per eseguire le operazioni, avere difficoltà nel ricordare le procedure per eseguire i calcoli e avere difficoltà a ricordare anche le operazioni più semplici come le tabelline.

Si può fare qualcosa per questo profilo di discalculia?

Anche in questo caso la risposta è sì! E’ possibile intervenire, sia per valutare realmente le abilità, sia per potenziarle e aiutare i bambini e i ragazzi nelle procedure matematiche e nei calcoli.

Riassumendo…

Nel primo profilo descritto, si hanno difficoltà rispetto alle procedure di base che dovrebbero essere innate, nel secondo profilo invece si hanno difficoltà legate alle procedure esecutive.

La discalculia è diagnosticabile a partire dalla fine della 3° primaria, differentemente da dislessia e disortografia che possono essere diagnosticate a partire dalla fine della 2° primaria. Nonostante questo, è comunque possibile eseguire dei test che valutino i prerequisiti necessari per sviluppare correttamente le abilità numeriche e di calcolo.


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Curiosità

Disortografia e Disgrafia

Che Differenza c’è fra Disortografia e Disgrafia?

Disortografia e Disgrafia

La Disortografia e la Disgrafia fanno parte dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). I DSA sono disturbi del neurosviluppo che colpiscono una o più abilità fra lettura, scrittura e matematica. Si chiamano Specifici proprio perché colpiscono specificatamente queste aree, a fronte di un’intelligenza nella norma.

Abbiamo già spiegato in articoli precedenti sia cosa siano, in generale, i DSA, sia cosa sia la Dislessia. Oggi cercheremo di chiarire cosa siano la disortografia e la disgrafia.

Aspetti comuni

Spesso si tende a confonderle perché sia la disortografia, sia la disgrafia sono difficoltà specifiche di apprendimento legate alla scrittura. Tuttavia i loro aspetti in comune finiscono qui. Infatti…

Disortografia

La disortografia riguarda l’ortografia, ovvero il modo di scrivere corrispondente alla norma grammaticale. Più semplicemente l’ortografia si riferisce al rispetto delle regole grammaticali. Di conseguenza, per disortografia si intende un disturbo specifico di apprendimento tale per cui il ragazzo non riesce a rispettare alcune regole grammaticali e compie numerosi errori. Gli errori sono i più vari: errori nella scrittura delle doppie, dei gruppi consonantici gn-gli-ghi-ghe-gi-ge-ci-ce, errori nella scrittura delle parole con l’apostrofo e con l’H.

Le persone con disortografia conoscono le regole grammaticali, ma non sono in grado di applicarle in maniera automatica. Questo significa che mentre scrivono una frase o pensano al senso della frase o alle regole grammaticali. Motivo per cui, spesso, almeno per i primi tempi, negli scritti dei ragazzi con disortografia si da maggior peso al contenuto piuttosto che alla forma.

Si può fare qualcosa per la disortografia?

Certo! Per le persone con disortografia è possibile migliorare e cercare di rendere più automatica l’applicazione delle regole. Il percorso è lungo e difficile, ma ci si può riuscire. Ovviamente nei momenti di agitazione e/ o di stanchezza, gli errori possono saltare nuovamente fuori.

Disgrafia

La disgrafia riguarda invece la calligrafia, ovvero la forma della scrittura ed in particolare quella in corsivo. E’ possibile diagnosticarla durante il ciclo della primaria, successivamente è più complicato perché crescendo ognuno di noi personalizza la propria calligrafia allontanandosi dalla scrittura accademica.

Una persona con disgrafia ha una calligrafia poco leggibile, quasi incomprensibile anche da se stessa. In genere è associata ad una gestione dello spazio-foglio non ottimale, quindi non riesce ad andare in linea, le lettere passano dall’ essere molto grandi ad essere molto piccole anche all’ interno della stessa frase.

La disgrafia è pertanto legata alla motricità fine, persone con disgrafia hanno infatti anche difficoltà in piccole cose della vita quotidiana come allacciarsi le scarpe o abbottonarsi la camicia o la giacca.

  Si può fare qualcosa per la Disgrafia?

Anche qui la risposta è sì, Si può fare molto! Attraverso un buon percorso della durata di circa un anno, si vede un miglioramento sia della calligrafia, sia della motricità fine negli aspetti quotidiani.

Curiosità

L’importanza di Spiegare

Nascondere o Spiegare?

Madre figli
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Noi adulti, occupati dal lavoro, dalla casa e dagli affetti, spesso dimentichiamo cosa significhi essere bambini e più spesso ancora tendiamo a pensare che ci siano argomenti non adatti ai bambini. Pensando questo, cerchiamo di nascondere, di evitare, di non dire, ma è un comportamento corretto? Davvero esistono argomenti tabù per i bambini oppure c’è solo bisogno di un impegno maggiore per spiegare alcuni concetti?

Un po’ perché “sono piccoli, non capirebbero, non voglio spaventarli” e un po’ per mancanza di tempo e di energie, si tende spesso a non raccontare ai bambini cosa sta succedendo. Tuttavia dobbiamo ricordarci che i bambini sono empatici con le figure di riferimento, siano essi genitori, nonni o zii , e non riuscendo a dare una spiegazione a quello che vedono, sentono e percepiscono, possono iniziare a provare sentimenti di paura e incertezza.

Ma come si fa?

Se i bambini sentono quello che proviamo anche se cerchiamo di nasconderlo, se percepiscono i nostri dubbi e le nostre insicurezze, come possiamo tranquillizzarli senza addossargli maggior carico emotivo?

La risposta è molto semplice: parlare. Dobbiamo parlare sempre ai nostri figli, bisogna metterli al corrente di quanto stia accadendo, spiegare perché mamma e papà discutono. Il non detto può far sorgere domande, dubbi, paure e sensi di colpa nei bambini. Questo accade perché non riescono a trovare una spiegazione migliore a quanto stia accadendo.
Allora cerchiamo, con un linguaggio semplice, di spiegare loro che se mamma e papà discutono non è per colpa loro, oppure che papà è nervoso perché ha discusso con un amico,…

Spiegare il perché di ogni cambiamento di umore, sentimento o emozione è fondamentale, anche e soprattutto quando i bambini sono piccoli. I bambini, infatti, percepiscono qualcosa a cui non sanno dare un nome. Non sapendo di cosa si tratta, non riescono a gestirlo e si manifesta in loro come un’emozione spiacevole e non sanno come reagire. Allora, oltre a spiegare il motivo di una risposta sgarbata tra i genitori o di una discussione o anche di un momento di stanchezza o tristezza, cerchiamo anche di spiegare al bambino cosa lui stia provando in quel momento: hai sentito discutere i genitori e ti sei sentito in colpa o ti senti triste? questo è normale, ma non ti devi preoccupare perché non è successo nulla di grave o ancora quello che provi è rabbia, paura,….

Lo so che è molto più semplice far finta di nulla e nascondere ai bambini i nostri problemi, ma loro li percepiscono. Il rischio è che non siano in grado di gestirli e di digerirli da soli. Questo può portare a farli sentire in difetto, magari spaventati e rischiano di mettere in atto strategie comportamentali non consone alla situazione.

Curiosità

Disturbo Oppositivo Provocatorio

Che cos’è il Disturbo Oppositivo Provocatorio

Disturbo Oppositivo Provocatorio - DOP

Negli ultimi anni, si sente spesso parlare di Disturbi del comportamento e del disturbo oppositivo provocatorio (DOP), soprattutto associato ai bambini, ma…che cos’è realmente il disturbo oppositivo provocatorio? E’ davvero un disturbo o solo un periodo di passaggio in cui i bambini sono particolarmente ostili?

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è un disturbo da comportamento distruttivo che comprende comportamenti consistentemente negativi, ostili e di sfida.
La maggior parte di bambini e ragazzi, attraversa fasi in cui risulta un po’ scontroso, capriccioso e in cui vuole avere sempre ragione, tuttavia solo quando queste tipologie di comportamenti oppositivi si cronicizzano, tanto da compromettere il proprio sviluppo, si cade nella patologia.
Il DOP pertanto, non è una fase di passaggio, ma un vero e proprio disturbo che può manifestarsi in alcuni bambini e ragazzi. Non ha nulla a che fare con il normale periodo dell’adolescenza in cui i ragazzi tentano di sfidare i genitori e anelano all’indipendenza.

I bambini che soddisfano i criteri diagnostici del DOP, sono in genere molto irritabili, tendono a perdere molto velocemente la pazienza, sfidano le regole continuamente, rifiutano di accondiscendere alle richieste degli adulti, litigano spesso con gli adulti, danno la colpa agli altri dei propri errori, …
In genere, i comportamenti associati al DOP esordiscono negli anni prescolari e persistono per tutta l’adolescenza.
Il DOP è spesso in comorbidità con il DDA/I, ovvero il Disturbo da Deficit di Attenzione con Impulsività e/o Iperattività.

E’ di massima importanza cercare di trattare il DOP, in quanto bambini e ragazzi che rientrano in questo disturbo, sono maggiormente portati a sviluppare condotte disadattive in età adulta.
Ci sono diversi approcci di trattamento, alcuni improntati solo sul bambino, altri solo sui genitori e altri ancora lavorano sia sul bambino, sia sulla famiglia.
Ovviamente ogni famiglia e ogni bambino sono diversi, pertanto non è possibile applicare lo stesso protocollo riabilitativo a tutti, ma si può affermare in maniera generale che un approccio che lavori sia sul singolo, sia sull’ambito familiare, sia da preferire rispetto agli altri.
Risultano molto utili protocolli di psico-educazione genitoriale e di parent training, associati eventualmente alla terapia individuale.

Bibliografia:
Hansell J. e Damour L., Psicologia Clinica, Bologna ,Zanichelli, 2014.