Curiosità

L’importanza di vivere una gravidanza e un parto sereni

Ripercussioni sul bambino e sulla mamma

L'importanza di vivere una gravidanza e un parto sereni

Quando una coppia decide di allargarsi e di aggiungere una piccola creatura alla loro famiglia, è sempre un momento meraviglioso. I sentimenti che iniziano a susseguirsi sono molteplici e cambieranno di giorno in giorno.
La gravidanza è un periodo unico per la donna, per l’uomo (sì, anche per lui!) e per il bambino. Si passa da momenti di gioia a momenti di ansia e di paura, si vive sul chi va là e ci si abbandona a immaginarsi come sarà quel piccolo esserino che ha vissuto con noi e dentro di noi per 9 mesi. Ci si immagina come reagirà, come reagiremo noi e se saremo in grado di capire cosa vuole dirci e se saremo bravi a sintonizzarci sui suoi bisogni per dargli quello di cui ha bisogno.

Se da una parte, la gravidanza può essere vissuta come un momento magico, sicuramente, dall’altra parte, cela stanchezza, spossatezza, paure, cambio del ritmo sonno-veglia e della digestione. Il corpo si trasforma, gli organi si spostano per fare spazio al piccolo, il baricentro si sposta in avanti e i ritmi rallentano.

In ogni caso è importante cercare, il più possibile, di vivere una gravidanza e, successivamente, un parto sereni.
Molte mamme in gravidanza cercano di lavorare fino all’ultimo e si continuano a occupare di molti aspetti della vita come prima. Bisogna però tenere a mente che dentro di noi si sta sviluppando una piccola creatura, la mamma diventa fisicamente lo spazio entro cui quel corpo cresce, struttura i suoi organi interni, il naso, la bocca, i capelli, …ed è influenzato da quello che accade intorno a lui e alla sua mamma.

Vivere una Gravidanza e un Parto Sereni è Importante

La componente affettiva (gioia, paura, ….) e quella biologica (secrezione ormonale) si interfacciano costantemente. Infatti, emozioni di tenerezza permettono il rilascio di determinati ormoni come l’ossitocina. Al contrario, emozioni di preoccupazione e tensione provocano il rilascio di altri ormoni come il cortisolo.

Questo avviene in tutti noi e prolungati periodi di stress, possono avere ripercussioni importanti sul nostro organismo. A maggior ragione se questo avviene in una donna incinta poiché il bambino vive dentro di lei e la sua crescita e la struttura di sè sono influenzati da quello che la mamma prova e vive.

Ricordiamoci poi che proprio durante la vita intrauterina il bambino inizia ad apprendere e a sviluppare la memoria. Una giusta stimolazione porta ad uno sviluppo armonioso del sistema nervoso centrale. Al contrario, una stimolazione non corretta, può portare a vari danni. Ad esempio se, verso fine della gravidanza, la donna permane per diverso tempo in un ambiente molto rumoroso, possono esserci ripercussioni sull’udito del feto.

Inoltre, lo stato emotivo della mamma in gravidanza, influenza la crescita del feto ed è quindi fondamentale prendersi cura dello stato emotivo della madre. Tutto ciò che di bello e positivo vive la madre, andrà a vantaggio del bambino.

Anche durante il parto la donna secerne ormoni. Può secernere ormoni come l’ossitocina che favorisce il legame di attaccamento ed è l’ormone che viene secreto in momenti di tenerezza, oppure, se sottoposta a forte stress, può secernere cortisolo. È quindi fondamentale per la mamma e per il suo bambino che essa viva un periodo di endogestazione il più possibile lontano dagli stress e dalle preoccupazioni e che si prepari al parto al meglio.

Di massima importanza è che la famiglia sia a conoscenza del funzionamento del parto, di quello che accade alla mamma e al bambino, come avviene e cosa può accadere. È importante che sappiano le ripercussioni che eventuali farmaci somministrati durante il travaglio possono avere sul bambino (effetti transitori). Questo permette ai genitori, soprattutto alla madre, di prepararsi mentalmente e fisicamente al momento del parto, prendendo decisioni ponderate e pensate. Ciò aiuterà la donna a visualizzare prima il parto e tutti i possibili scenari, aiuterà l’uomo a sapere come aiutare la sua compagna in modo che viva un’esperienza il meno ansiogena possibile.

Concludendo, possiamo affermare che vivere una gravidanza e un parto sereni, lontani da stress e preoccupazioni eccessive, così come una buona stimolazione del feto, hanno buone ripercussioni sullo sviluppo del bambino.

Questo breve articolo ha il solo obiettivo di sensibilizzare all’ importanza del vissuto della mamma in gravidanza. Di seguito la sitografia e la bibliografia per approfondire la tematica:

https://www.tuttosteopatia.it/osteopedia/la-vita-in-utero
Bortolotti A. (2010), E se poi prende il vizio? Il Leone Verde, Torino
T.Berry Brazelton (2018), Il bambino da 0 a 3 anni. Bur Rizzoli, Milano

Curiosità

Cosa vuoi Fare da Grande? Lo Youtuber

Capire gli Interessi dei Bambini per Proteggerli

bambini

A tutti noi, da bambini, è stata posta, almeno una volta, questa domanda: cosa vuoi fare da grande? C’era chi aveva già le idee chiare, chi non sapeva affatto cosa avrebbe combinato in futuro e chi era incerto. Anche oggi viene posta questa domanda ai bambini e ai ragazzi e molti di loro rispondono con certezza lo/la youtuber.
E’ una nuova professione molto ammirata da bambini e ragazzi.
Non c’è da spaventarsi se un bambino ci risponde di voler diventare uno youtuber, i sogni sono sogni e non vanno distrutti. Anzi, è necessario aiutarlo a realizzarli.

Nell’ultimo decennio circa, youtube ha visto una crescita esponenziale di persone che creano un proprio canale dove pubblicano le proprie idee, le proprie avventure, dove fanno tutorial, insegnano, spiegano e chi più ne ha, più ne metta.
Alcuni sono diretti ad un pubblico specializzato in un settore, altri sono più generici e altri ancora si rivolgono quasi esclusivamente ad un pubblico di bambini e adolescenti.

Ma Che Cosa attrae così tanto dello Youtuber?

Gli aspetti che attraggono del lavoro di youtuber sono molti. Intanto agli occhi dei bambini sono dei veri e propri idoli, persone da prendere ad esempio, e fanno ridere. Attraverso racconti, sfide, challenge e scherzi fanno ridere i bambini. Spesso si possono trovare delle somiglianze fra i diversi youtuber, ma ognuno ha la sua particolarità che attrae il pubblico giovanile. Gli youtuber più famosi poi, sono capaci di coinvolgerti nel proprio mondo e, allo stesso tempo di entrare nel tuo. Da una parte, infatti, molti video vengono girati negli spazi in cui vivono e trasmettono l’idea di affrontare insieme allo spettatore quella particolare avventura. Lo spettatore può inoltre commentare, dare consigli, fare domande e sentirsi così coinvolto nella loro vita. Dall’altra parte, alcuni youtuber, così come i personaggi di film o cartoni, sviluppano del merchandising che entra poi a far parte della quotidianità dei bambini.

Cosa c’è di Male nel voler fare lo Youtuber?

Ognuno ha la propria reazione quando si sente dire da grande voglio fare lo youtuber. C’è chi è contento, chi fa finta di niente, chi dice assolutamente no! E chi pensa sarà solo una fase.
In verità non c’è nulla di male nel voler fare lo youtuber da grande, quello che può essere dannoso però è quello che si nasconde dietro.
Mi spiego meglio. In un precedente articolo abbiamo affrontato l’importanza di spiegare sempre tutto ai bambini e anche questo caso, non fa eccezione.
I bambini sono, purtroppo, abituati a guardare i dispositivi elettronici fin da piccoli, nonostante sia la comunità dei pediatri, sia molti psicologi sconsiglino l’uso di tali dispositivi sotto i 2 anni di età e si raccomandino di utilizzarli molto poco negli anni successivi.
Questo ha ripercussioni molto importanti sul cervello, sulla mente e sulla socialità, ma questo argomento lo approfondiremo in altro articolo.

Quello che è fondamentale è spiegare ai bambini quello che stanno guardando, commentandolo insieme e aiutandoli a ragionarci su. Essere superficiali pensando tanto è un video per bambini, permette ai bambini di realizzare pensieri poco realistici su quanto stanno guardando.

Se un bambino adora un determinato youtuber, è obbligo morale del genitore informarsi su chi sia, su come sia riuscito a diventare famoso,…
Perché? Per spiegarlo al bambino e imparare a conoscere non solo il personaggio che la persona interpreta, ma anche la persona. Il rischio, infatti, è quello di confondere personaggio e persona. Alcune volte possono coincidere, ma non sempre. Dobbiamo ricordarci che non tutto quello che passa sui social è reale, molto è anche finzione e questo va spiegato ai bambini per far nascere in loro il seme del senso critico. Sì, anche da piccoli. Non tutto quello che dicono deve essere vero per forza, c’è una dimensione reale e una recitata e questo deve essere chiaro, anche ai bambini. Spesso, infatti, i bambini si fermano alla seconda dimensione, imparando a memoria i video, ma senza sapere nulla di reale sui loro personaggi preferiti. Ricordiamo che molti bambini che guardano questi video hanno meno di 5 anni e il rischio che scambino finzione per realtà è molto alto.

I Possibili Rischi…

E’ dunque compito di un genitore, approfondire insieme chi siano e come siano arrivati al successo. Molti ragazzi preadolescenti, non tutti, hanno poco chiaro come sia realmente il lavoro da youtuber. Alcuni sono ben informati e sono consapevoli che il successo non sia immediato e neanche da dare per scontato e che sia necessario impegnarsi e studiare perché sono pochi quelli che sono riusciti a diventare famosi senza aiuto alcuno e senza aver approfondito gli aspetti del marketing, della recitazione, del montaggio video ecc. Molti altri bambini e preadolescenti, però, sono convinti che fare lo youtuber sia facile: basta fare qualcosa davanti ad una telecamera e voilà, la celebrità e il successo sono serviti.

Sappiamo bene che non è così così semplice e il rischio è quello di scontrarsi amaramente contro la realtà. Inoltre, in molti video compaiono bambini, bambine, ragazzi come co-protagonisti di un adulto o direttamente come protagonisti principali. Tralasciando (per il momento, perché sarà oggetto di altri articoli) il fatto che alcuni di questi bambini sono molto piccoli e il rischio di strumentalizzazione è molto alta, c’è un altro messaggio che passa: si può essere youtuber anche adesso che si è bambini. Quindi il sogno “da grande voglio fare lo youtuber“, sembra molto più vicino nel tempo e molto più facilmente realizzabile.

Il rischio che si passi dal gioco del fare finta a volerci provare davvero, quindi voler cercare l’attenzione di una telecamera può essere breve. E’ vero, quando qualcuno dice “da grande voglio fare il maestro“, non ci preoccupiamo che lo scontro con la realtà sia così duro. Questo perché anche i bambini sanno che non possono diventarlo da un giorno all’altro, nel loro sogno c’è già la dimensione dell’attesa. Nel frattempo possono giocare a fare finta di e non esserlo davvero. Al contrario, in alcuni bambini o ragazzi può nascere il desiderio di tentare immediatamente di diventare youtuber, senza passare dalla fase del fare finta. Questo può sembrare una banalità, ma non lo è.
Un rischio può essere quello di tentare di realizzare il sogno all’insaputa dei genitori (tanto ormai la maggior parte di bambini e ragazzi ha un cellulare o un tablet con connessione ad internet). Questo comporta, prima di tutto, la pubblicazione online di contenuti sensibili e lo scontro con la realtà.

Cosa Fare? Consigli Pratici

Come accennato all’inizio dell’articolo, non bisogna distruggere un sogno, ma essere consapevoli e rendere consapevoli. La tecnologia negli ultimi 10 anni ha fatto passi da gigante e, parlo per me, spesso non riusciamo neanche a starle dietro. Alle volte si fa in tempo a capire un nuovo social, un nuovo cellulare, che ne esce subito un altro. Ecco perché dobbiamo fare attenzione, essere molto consapevoli di cosa guardino i nostri figli e di cosa significhi essere uno youtuber. E’ molto importante capirlo per poterlo spiegare ai bambini, il rischio è che i bambini guardino programmi non adatti a loro o che comprendano un messaggio sbagliato. La colpa non è dello strumento, ma di chi lo usa. E’ molto importante quindi conoscere tutte le ripercussioni per guidare i bambini e i ragazzi.

Passiamo ai consigli pratici. Una volta che ci siamo informati su chi siano e cosa facciano gli idoli dei bambini, si può guardare con loro i video e commentarli. Non perché i bambini o i ragazzi non capiscano la storia, ma è importante per spiegare i retroscena, i motivi e renderli osservatori attivi e non passivi. Si può spiegare loro cosa sta dietro ad essere uno youtuber, quali possono essere gli aspetti positivi, ma anche gli aspetti negativi: parte della vita privata può andare in rete, spesso dietro ad uno youtuber ci sono squadre di professionisti (cameramen, registi, videomaker, …), quindi nella maggior parte dei casi studiare è un passo da fare ugualmente, è un settore molto competitivo, è necessario essere sempre al passo con i tempi, anzi meglio se si riesce a precederli. Insisto su questo punto perché il pubblico che guarda i video sono anche bambini di 2-3 anni e lasciarli in balia dello schermo può avere conseguenze importanti.

Concludendo, quello che si dice per i dispositivi elettronici, vale anche in questo caso: il problema non sono loro, ma il modo in cui li usiamo. E’ necessario stare sempre vicino ai bambini e ai ragazzi e sapere quali siano le loro aspirazioni senza denigrarle, ma al contrario studiandole per fornire informazioni aggiuntive e permettere loro di pensare in modo critico e attivo.

Curiosità

Donne e Covid-19

Essere Donne ai Tempi del Coronavirus

Essere Donne ai Tempi del Coronavirus, in realtà, questo articolo si sarebbe potuto intitolare semplicemente Essere Donne. Ho voluto specificare ai tempi del coronavirus, perché credo che questa pandemia abbia messo in luce, ancora di più, quale sia la condizione della donna nella nostra società.
Non voglio addentrarmi nello sconfinato mondo degli stereotipi e dei pregiudizi che già pesano sulle spalle delle donne. Vorrei, però, portare a riflettere su quale o, più propriamente, su quali siano i ruoli che la donna deve ricoprire.

La donna deve…anzi no. La Società si aspetta che la donna sia moglie fedele, madre devota, che sappia occuparsi della casa, della famiglia e, infine, che sia una lavoratrice.
Si sa e lo sanno bene anche gli uomini, la donna ha molte responsabilità e deve gestire sia le dinamiche lavorative, sia quelle familiari e domestiche. La cura dei figli, la gestione della casa (cucinare, sistemare, pulire,…) e il lavoro.

I più estremi diranno che non è poi così complicato e che, in fondo, è sempre stato così perché le donne sanno fare quelle cose, gli uomini non sono portati. Ed ecco che gli uomini forti e capaci si nascondo dietro un non so fare, non sono portato. Se ci soffermiamo a pensarci è davvero ridicolo che certi uomini si ritengano così sagaci e così intelligenti, ma non sappiano fare il letto o il bucato…eppure basta imparare…

Non vuole, tuttavia, essere un articolo di parte per mettere in ombra una parte piuttosto che un’altra. No, vuole essere un articolo di riflessione, quindi…riflettiamo insieme.
Le famiglie, durante questa pandemia, si sono trovate da un giorno all’altro ad avere i figli a casa e la conseguente necessità di trovare qualcuno che stesse con loro, che li aiutasse a fare i compi e a seguire le lezioni online, per i fortunati che le avevano. Questo peso è gravato, per la maggior parte delle famiglie, sulle donne.
Alcune donne hanno continuato a lavorare normalmente, forse anche più di prima, altre non hanno potuto proseguire il proprio lavoro, altre ancora hanno continuato a lavorare, ma in smart working aggiungendo la necessità di organizzare la casa, i figli e gli spazi. Dovendo gestire pranzi, cene, discussioni e litigi dati dalla stretta convivenza, sentimenti contrastanti, emozioni in divenire e cercando sempre di infondere sicurezza e serenità.

I rischi…

Il rischio di sovraccarico di responsabilità e di lavoro cui molte donne sono state sottoposte, non è da sottovalutare.
I rischi di questo sovraccarico sono molti, come molte sono le ripercussioni che si possono avere sia sulla donna, sia sulla famiglia che su tutta la società.
Il rischio di cadere in depressione perché non si regge più il carico, perché non si vede una via d’uscita, il rischio di perdere contatto con se stessi, di alienarsi perché i pensieri e le mansioni sono troppe. La sensazione di non farcela più, non da sole. La sensazione di essere costantemente sopraffatte da tutti i doveri, arrivare a sera stanche, distrutte avendo un po’ paura del giorno dopo ce la farò? Per quanto?

Ecco, non va sottovalutata questa dinamica. Le ripercussioni sulla persona possono essere devastanti e il rischio più alto è che non si riesca a chiedere aiuto. Che ci si senta intrappolati in un vortice senza fine, senza vedere una via d’uscita, andando avanti giorno dopo giorno. E’ necessario invece pensare a politiche attive che vadano incontro alle donne e al carico che devono sopportare e supportare ogni giorno. Carico che, per la maggior parte di noi, si è appesantito quasi fino a schiacciarci.

Questa è già stata una dura, durissima sfida per le famiglie e per le donne in primis che, come anticipato prima, nella maggior parte dei casi, si occupano anche della gestione della casa e dei figli.

In questa fase 2, si prospetta un’ulteriore sfida per le famiglie in generale, ma per le donne in particolare. Se i bambini e i ragazzi non torneranno a scuola, uno dei due genitori dovrà necessariamente rinunciare al proprio lavoro e chi sarà?
Se i bambini torneranno a scuola mezza giornata o a giorni alterni, chi starà a casa dal lavoro?

Alcuni potranno pensare che stia esagerando, ma non è così. La nostra società pensa a uomini e donne in maniera differente, caricando la donna di più responsabilità, dando meno possibilità lavorative e costringendola, spesso, a scegliere fra carriera e famiglia. Ancora più spesso guardandola come un avvoltoio se sceglie la carriera a scapito della famiglia.
Fino a che non iniziamo a pensare alla famiglia, qualsiasi tipologia di famiglia, come formata da due adulti entrambi UGUALMENTE responsabili dei figli e della casa, non troveremo mai misure giuste per sostenere le famiglie e per alleggerire questa disparità.
Iniziamo a pensare anche all’uomo come co-responsabile della famiglia, non inteso meramente come colui che mantiene la famiglia, ma come qualcosa di più.

Le famiglie hanno bisogno di misure che vadano incontro alla famiglia tutta. Che si permetta anche all’uomo di fare lavoro part-time per occuparsi dei figli, che i salari siano uguali e non più bassi per le donne.
Soltanto attraverso queste lenti riusciremo ad alleggerire le donne da questo carico che spesso può portare alla depressione con conseguenze enormi sulla propria vita e su quelle dei membri della famiglia. Soltanto attraverso queste lenti potremo permettere anche ai padri di godersi i figli e di partecipare più attivamente al loro sviluppo.

Se vogliamo uscirne bene, le misure per le famiglie devono essere pensate in modo totale, dando ad entrambi i genitori le stesse possibilità.

Progetti

Attività Estive 2020

Spazio Compiti Estate 2020 Forlì – Faenza

Servizi estate 2020

Se un anno fa ci avessero detto quello che sarebbe successo in questo periodo, molto probabilmente non vi avremmo creduto (ammetto che stento a crederlo ancora adesso).
Eppure è successo, abbiamo vissuto, e stiamo tutt’ora vivendo, un periodo di pandemia, con tutte le conseguenze che ne conseguono. Tante sono le domande che ci affliggono: come sarà il dopo? In che modo lavoreremo? Ci sarà ancora un lavoro? E come faccio a tornare al lavoro se i bambini sono a casa?

Queste problematiche che stanno assalendo tutti, sono particolarmente delicate per le mamme. Sappiamo infatti che l’occupazione femminile è minore di quella maschile, complice anche il fatto che i salari femminili sono più bassi, pertanto se uno dei due genitori deve restare a casa per occuparsi del figlio, nella maggioranza dei casi è la donna.
Non che gli uomini non lo vogliano fare, ma spesso la scelta si basa su un mero fatto economico.

…Si, ma….qual’è il succo del discorso?

Tutta questa introduzione per dire che è di massima importanza iniziare a pensare e immaginare un dopo quarantena. E’ fondamentale per i bambini, per gli adulti, per i genitori e per tutto l’assetto familiare. Una buona organizzazione dello spazio e del tempo, permette di arginare problemi e discussioni.

Attività Estive 2020

Per questo motivo vi presento una delle Attività Estive che propongo, sia a Forlì, sia a Faenza: lo Spazio Compiti.
Due incontri a settimana di 2 ore ciascuno. Gli incontri saranno organizzati in piccoli gruppi. Negli anni scorsi i gruppi arrivavano fino a 5 bambini, quest’anno, se sarà necessario, faremo gruppi più piccoli (anche da due bambini, aggiungendo ulteriori turni per dare modo a tutti di partecipare). Non sono ancora uscite le nuove linee da seguire per una riapertura in sicurezza, tuttavia garantisco che saranno rispettate al fine di fornire un servizio efficiente e sicuro per le famiglie e per i bambini.

Attività estive Ravenna
RAVENNA
FAENZA
FORLI’

Per Maggiori Informazioni su Costi e Organizzazione:
375.5435697

Curiosità

La Giusta Forma Mentis per affrontare la Quarantena

Quali Sensazioni viviamo ogni Giorno e come possiamo essere Positivi, nonostante le Difficoltà?

la giusta forma mentis per affrontare la quarantena

I giorni scorrono, uno dopo l’altro assomigliandosi sempre di più. Le giornate fuori sono meravigliose, il sole risplende e si sentono gli uccellini cantare. La voglia di uscire è più forte che mai. Ma come si fa a non farsi prendere dall’amarezza, dalla tristezza, dall’ansia e dalla paura?

Ci sono molti modi per affrontare situazioni difficili. Anche se sembra strano, dobbiamo capire bene che dipende da noi come decidiamo di affrontare le difficoltà e le paure. Possiamo quindi restare passivi e farci vivere dagli eventi, farci sopraffare dalla paura e dall’angoscia per il futuro, oppure possiamo vivere attivamente.

Se decidiamo di vivere passivamente, probabilmente ci sentiamo soffocare da tutta questa situazione. Ogni giorno è uguale al precedente, non distinguiamo più il sabato dal lunedì, cerchiamo di far passare il tempo pensando “finalmente è sera e un altro giorno se ne va”.
In questo caso è naturale che brutti pensieri e paure ci vengano a trovare perché trovano un terreno fertile per crescere. La paura e l’ansia si auto-alimentano e crescono sempre più.

Se invece decidiamo di vivere attivamente, ecco che le giornate hanno tutte un significato diverso. Distinguiamo bene un giorno dall’altro perché, nonostante una routine, riusciamo a trovare un’attività, un dettaglio che permette di distinguerli e, soprattutto, di apprezzare ogni singolo giorno.
Ecco che le paure e le angosce ci sono lo stesso, ma hanno meno forza. Ci permettono di riflettere su quanto stia avvenendo, ci permettono di preoccuparci per noi e per i nostri cari, ma in maniera salutare, senza divorarci e senza assumere il controllo di noi stessi. Siamo in grado di riflettere sulla nostra vita, su quello che vorremmo cambiare e, magari, iniziare a cambiarlo davvero.

Il modo in cui decidiamo di vivere questo periodo dipende da noi. Certamente ci saranno giorni più grigi di altri, ma sta a noi decidere se subire o se reagire.
Sta a noi scegliere chi essere, se essere paranoici, impauriti e arrabbiati col mondo, oppure se riflettere, aiutare e comprendere gli altri.

Oggi più che mai serve essere empatici e volersi bene, non solo verso gli altri, ma anche verso noi stessi. Dobbiamo volerci bene e questo significa anche non permettere a emozioni negative di pervaderci.
Abbiamo parlato qualche articolo fa di come sia importante avere una routine e di come possa aiutarci a superare questo periodo. Dobbiamo però anche credere in noi stessi e nella capacità di gestirci.

E’ necessario cambiare il modo di pensare, rigirare al positivo le affermazioni. Non siamo agli arresti domiciliari, siamo in casa perché questo ci permette di superare un momento difficile per tutto il mondo, stiamo in casa perché siamo al sicuro e restando a casa proteggiamo noi e i nostri cari. Dobbiamo passare dal pensare in maniera individualistica ed egoistica a pensare in maniera altruistica. Non pensiamo sono chiuso in casa, proprio adesso che ci sono delle belle giornate; sono chiuso in casa a Pasqua e a pasquetta,… Pensiamo piuttosto che stare in casa serve per proteggere noi e gli altri. Altri che possono essere sconosciuti, ma anche amici e persone care. Pensiamo quanto sia bello vedere il sole, anche solo dalla finestra. Pensiamo che siamo noi, attivamente e coscientemente a voler restare a casa perché questo è un gesto di altruismo e più riusciamo a stare a casa, prima torneremo a sentire il sole sul nostro viso e prima torneremo a vedere il mondo.

So che può sembrare un filosofeggiare, ma il potere del pensiero è forte e prima lo capiamo, prima possiamo trasformare le nostre sensazioni e il nostro vissuto da negativo in positivo e contagiare di pensieri positivi anche gli altri.

Progetti

SERVIZI A DISTANZA

Servizi a Distanza dedicati a Bambini, Ragazzi e Genitori

…Nonostante le Difficoltà è Importante continuare a prenderci cura della nostra Famiglia…

Vengono offerte 4 differenti tipologie di servizi tutti a DISTANZA
(NON necessitano di supervisione genitoriale):

Potenziamento Cognitivo a Distanza

1. POTENZIAMENTO COGNITIVO:
utile per migliorare alcune abilità non ancora del tutto sviluppate o più deboli come attenzione, memoria di lavoro, orientamento visuo-spaziale, aggiornamento in memoria di lavoro, ragionamento strategico,…
Queste abilità sono FONDAMENTALI sia per la vita quotidiana, sia per gli apprendimenti scolastici (lettura, scrittura e matematica).


Laboratorio Creativo a Distanza

2.LABORATORIO CREATIVO:
un’ora di tempo in cui i bambini svolgono diverse attività ludicosportive e creative volte a migliorare gli aspetti intellettivi e cognitivi sotto-forma di gioco e divertimento. Quest’ora per i bambini, può significare anche un’ora di pausa per i genitori poiché questa attività NON necessita della supervisione dei genitori.


Aiuto Compiti

3.AIUTO COMPITI: incontri di due ore in cui bambini o ragazzi vengono aiutati a svolgere i propri compiti o a studiare. I bambini/ragazzi verranno seguiti e verrà impostato un metodo di studio basato sulle proprie competenze e abilità


Supporto e Sostegno Genitoriale

4.SUPPORTO E SOSTEGNO GENITORIALE: incontri di circa un’ora in cui il genitore o i genitori possono affrontare ansie e paure che questo periodo ci fa provare. Possono inoltre ricevere un aiuto per organizzare e gestire l’ambiente e le relazioni familiari.


Per Maggiori Informazioni
(senza impegno)
Compila il form o scrivi
(anche Whatsapp) a: 375.5435697


SERVIZI A DISTANZA

Curiosità

Quanto siamo influenzabili dai giudizi altrui?

Il conformismo e gli esperimenti di Ash (parte I)

Abbiamo visto nel precedente articolo quanto la situazione possa influenzare il nostro comportamento. Vediamo oggi quanto sia facile conformarsi alle idee di un gruppo.

Cosa si intende per conformismo?

Per conformismo si intende un cambiamento del comportamento, dei pensieri e dei sentimenti delle persone a seguito della pressione, reale o immaginaria, di un gruppo.

Prima di procedere a raccontare uno dei tanti esperimenti fatti in questo ambito, è importante spiegare cosa sia la norma sociale.  Essa è una regola condivisa, implicitamente o esplicitamente, da un gruppo. L’ interazione tra i diversi componenti di un gruppo fa sì che pensieri e comportamenti divengano simili tra loro. In presenza di un compito valutativo, ambiguo o ben definito, i giudizi dei singoli individui finiscono per convergere. Da qui nasce la norma sociale.

Esperimento di Asch sulla pressione del gruppo

Lo scopo di questo esperimento è quello di comprendere quanto la pressione di gruppo, possa fare cambiare opinione al singolo.

In questo esperimento ci sono 7 complici dello sperimentatore e 1 soggetto ingenuo. Il compito è quello di valutare quale di 3 linee verticali, di diversa lunghezza, sia uguale alla linea standard. E’ quindi un compito percettivo NON ambiguo.

I complici dello sperimentatore, forniscono risposte sbagliate in maniera unanime. Si osserva come il soggetto ingenuo, dapprima convinto della sua risposta, mano a mano che il tempo passa, modifica la sua risposta aderendo alla risposta sbagliata del gruppo. Il 76% dei soggetti ingenui, si conforma almeno una volta al giudizio erroneo, ma condiviso del gruppo.

Perché ci facciamo influenzare così tanto?

Innanzitutto è necessario distinguere un cambiamento superficiale, quindi un cambiamento in cui non crediamo fino in fondo, da un cambiamento reale e profondo.

Cerchiamo di far convergere sentimenti e comportamenti verso una norma comune in quanto crediamo che il gruppo abbia ragione e perché vogliamo essere accettati dal gruppo. A questo si aggiunge l’effetto di consenso illusorio, ovvero la tendenza a sopravvalutare la concordanza altrui rispetto alle proprie opinioni e ai propri comportamenti. Inoltre, vedere il mondo come lo vede la maggior parte delle persone e concordare con le opinioni altrui, aumenta il nostro senso di sicurezza.

Quali riflessioni possiamo trarne?

Quello raccontato, è soltanto uno dei tanti esperimenti eseguiti in questo ambito per studiare l’influenza che i gruppi hanno sul singolo. Lo scopo era quello di essere un po’ più consapevoli di quanto siano volubili i nostri giudizi e i nostri pensieri. Pensare con la propria testa è di fondamentale importanza. Siamo, come abbiamo visto, facilmente influenzabili anche per giudizi oggettivi, figurarsi per aspetti soggettivi della realtà! Questo deve portarci a riflettere su quanto sia importante pensare in maniera individuale, studiare e approfondire da fonti certe. È importante soprattutto in quest’epoca in cui le notizie false circolano liberamente senza controllo e rischiano di influenzare la nostra vita, i nostri pensieri e i nostri comportamenti senza che ce ne rendiamo conto.

Cerchiamo di credere in noi stessi e, davanti ai dubbi, di studiare e approfondire.

Bibliografia:
Delcuratolo, C. (2016). Conformismo E Obbedienza. Gli Esperimenti Di Milgram E Zimabardo, La Critica Di Haslam E Reicher. Piesse, Anno 2 N. 1

Curiosità

Il Comportamento Prescinde dalla Situazione?

L’esperimento della prigione di Stanford

siamo davvero così buoni?

Oggi parleremo di uno dei più famosi esperimenti che siano mai stati fatti in ambito di psicologia sociale: l’esperimento della Prigione di Stanford del 1971 ad opera del dott. Zimbardo. Lo scopo di quell’esperimento fu dimostrare come il comportamento degradato e violento che si osserva all’interno di alcune istituzioni, come il carcere, sia legato a particolari caratteristiche situazionali. Più semplicemente, si voleva dimostrare che il comportamento violento non dipende da caratteristiche personali innate, quanto piuttosto dalla situazione in cui si trovano le persone.

Svolgimento dell’esperimento

L’esperimento sarebbe dovuto durare 2 settimane e si svolse nei seminterrati dell’Università di Stanford a Palo Alto, dove fu riprodotto l’ambiente carcerario. Furono selezionati, attraverso test e approfondimenti psicologici, 24 studenti giudicati rappresentativi della classe media. Furono poi assegnati in maniera casuale a due gruppi: guardie o detenuti.

Le guardie indossavano uniformi color cachi, occhiali da sole riflettenti (per evitare che i detenuti potessero instaurare un contatto visivo), manganello, fischietto e manette. I detenuti indossavano, invece, divise uguali su cui vi era un numero, un cappello di plastica e una catena ad una caviglia.

Le guardie avevano il compito di mantenere l’ordine, mentre i detenuti avevano regole più rigide rispetto, ad esempio alla consumazione dei pasti e alle attività da svolgere.

L’esperimento fu interrotto dopo soli 6 giorni, in quanto il trattamento che le guardie riservavano ai prigionieri era disumanizzante e sorprendentemente aggressivo. Dopo solo 2 giorni, iniziarono a verificarsi i primi episodi di violenza: i prigionieri si chiusero nelle celle e le guardie passarono alle maniere forti, utilizzando anche strategie psicologie per rompere il loro legame di solidarietà. Le guardie, tra le altre cose, costrinsero i prigionieri a defecare in secchi che non potevano vuotare.

In questo clima, i prigionieri iniziarono ad accusare segni di compromissione con la realtà. Al quinto giorno i prigionieri mostravano un comportamento passivo, mentre le guardie continuavano a perpetrare comportamenti sadici e dispotici.

Cosa ci insegna questo sul nostro comportamento?

Questo esperimento, come altri di quell’epoca, è andato contro i principi etici che dovrebbero governare la ricerca scientifica, ma ci permette di trarre conclusioni molto importanti e non scontate.

Alcuni comportamenti violenti, non sono da imputare ad una qualche ereditarietà genetica, quanto piuttosto all’ambiente e alla situazione in cui ci troviamo. Questo esperimento ci permette di prendere coscienza di quanto sia vulnerabile l’essere umano e quanto poco possa impiegare per andare contro i suoi stessi principi, dimenticandoli e calpestandoli. Ricordiamo infatti che sia i detenuti, sia le guardie erano studenti ed erano a conoscenza di prendere parte ad un esperimento. Sono bastati solo 6 giorni per disumanizzare le persone, da una parte e dall’altra e sono bastati solo 6 giorni affinché negli studenti che interpretavano le guardie, prendesse il sopravvento un comportamento autoritario, violento e disumanizzante nei confronti degli altri studenti.

Questo deve farci riflettere su molti aspetti, uno fra tutti: mai sopravvalutare gli ideali in cui crediamo e mai pensare di essere immuni a farsi influenzare dalla situazione. Purtroppo l’essere umano è molto debole e il rischio di cedere all’influenza situazionale è molto alta e, spesso, incontrollabile.
E’ necessario riflettere sempre su quello che facciamo e come agiamo, senza mai dare per scontato che il nostro comportamento sia corretto.

I temi dell’obbedienza all’autorità, del conformismo e dell’aggressività sono temi molto complessi e meritano ulteriori approfondimenti. Scopo di questo articolo era soltanto quello di far riflettere e di accendere un minimo di criticità e curiosità rispetto ai nostri e altrui comportamenti.

Bibliografia:
Delcuratolo, C. (2016). Conformismo e obbedienza. Gli esperimenti di milgram e zimabardo, la critica di haslam e reicher. Piesse, anno 2 n. 1

Curiosità

Stimolazione Cognitiva

L’Importanza di Allenare il Cervello e la Mente

stimolazione cognitiva

Con il progredire del tempo, delle tecnologie e del benessere, l’aspettativa di vita si è allungata. In Italia il numero di anziani di età compresa tra i 65 e 74 anni è otto volte maggiore rispetto all’inizio del secolo scorso, mentre gli anziani con età superiore a 85 anni sono aumentati di oltre ventiquattro volte.
Con l’aumento dell’età, sono in aumento anche le patologie età-correlate come quelle cardiovascolari e neurodegenerative come le demenze.

Questo ci impone una maggiore attenzione alla salute nella terza età, salute sia fisica, sia mentale.
Con il passare degli anni, si iniziano ad avvertire dei cambiamenti mentali, spesso si è più lenti ad eseguire delle azioni o ci si stanca più facilmente di prima. Alcuni cambiamenti sono fisiologici al passare del tempo, mentre altri possono essere indicatori di una patologia.
In entrambi i casi, si può ricorrere alla stimolazione cognitiva.

Che cos’è la Stimolazione Cognitiva?

Possiamo definire la stimolazione cognitiva come un allenamento per il nostro cervello. Esistono diverse tipologie di stimolazione cognitiva, ognuna basata sulle esigenze della persona. In generale possiamo affermare che, attraverso la stimolazione cognitiva, è possibile allenare il cervello e le funzioni cognitive come attenzione, memoria, memoria di lavoro, orientamento temporale e spaziale, elaborazione delle informazioni, avvio di azioni, ragionamento visuo-spaziale e molte altre funzioni.

Quando iniziare una Stimolazione Cognitiva?

La stimolazione cognitiva è indicata sia per le persone adulte che avvertono defaillances nel lavoro o nello studio, sia per persone anziane. Il calo delle funzioni cognitive può, infatti, essere legato anche ad un periodo particolarmente stressante e non solo legato all’avanzamento dell’età.
Si può quindi intraprendere un percorso di potenziamento cognitivo sia per migliorare le proprie abilità in ambito lavorativo e di studio, sia per rallentare la perdita di tali abilità.

Perché è importante allenare il cervello?

Allenare il cervello permette da una parte di potenziare le nostre abilità di attenzione, di memoria e di ragionamento, dall’altra più alleniamo il nostro cervello, più lo proteggiamo da possibili deterioramenti.
Nel caso in cui giungesse una malattia neurodegenerativa, un cervello allenato mostra i segni di declino più tardi rispetto ad un cervello poco allenato. Proprio per questo è importante tenere sempre in allenamento il cervello e la mente.
La stimolazione cognitiva è quindi indicata per tutte le persone che vogliano migliorare le proprie abilità o che vogliano rallentarne il declino.
Questo è possibile proprio perché la stimolazione cognitiva è tarata su ogni persona, studiando un percorso apposito per le proprie esigenze e capacità mentali.

Sitografia:
https://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/html/relazioni/16PDL0045800.html

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