Curiosità

DSA Come Migliorarne le Abilità

E’ possibile migliorare le abilità di un DSA?

DSA, bambini, ragazzi, leggere, libri

Come illustrato in un articolo precedente, quello che accomuna tutti i DSA è la mancanza di automatismi.
In questo articolo, cercheremo invece di capire come poter intervenire e migliorare le abilità, non solo di bambini o ragazzi, ma anche degli adulti.

Quando eseguiamo una qualsiasi azione, sia essa fisica o mentale, utilizziamo delle energie. Così come le energie fisiche non sono (ahimè) infinite, anche quelle mentali si esauriscono.
Le risorse che abbiamo a disposizione per eseguire le operazioni mentali sono infatti limitate.
Questo significa che per eseguire un’azione utilizziamo una parte di risorse. Più l’azione che dobbiamo eseguire è automatizzata, meno risorse utilizziamo. Utilizzando poche risorse, potremo spenderne altre per eseguire un’altra azione contemporaneamente.

Un esempio calzante è la guida. Le prime volte in cui si impara a guidare, tutte le risorse sono impiegate nella guida stessa e non siamo in grado di svolgere ulteriori azioni come parlare o ascoltare. Man mano che acquisiamo sicurezza nella guida (il processo diventa automatico) ecco che siamo in grado non solo di guidare con maggiore disinvoltura, ma anche di svolgere altre operazioni come parlare al passeggero, ascoltare la musica,…
Il processo di guida, torna a necessitare di più risorse attentive nel momento in cui, ad esempio, ci troviamo a guidare in una città che non conosciamo o in un paese in cui la guida è a sinistra. In questi casi, avremo bisogno di essere nuovamente concentrati al massimo sulla guida perché sono presenti stimoli diversi dal solito e che non sappiamo “processare” in maniera automatica.

Allo stesso modo, una persona con DSA. non è in grado di automatizzare la lettura, la scrittura o il calcolo. Questo significa che dovrà investire sempre una grande quantità di risorse cognitive per svolgere tali operazioni.

Quello che si può fare è lavorare sulla memoria di lavoro e sulle capacità attentive.
Si cerca, attraverso un potenziamento specifico di aumentare la capacità sia della memoria di lavoro, sia dell’attenzione sotto tutte le sue forme.
Aumentare le risorse attentive e il modo di gestirle, significa aumentare le risorse cognitive che abbiamo a disposizione per eseguire le varie operazioni e, quindi, lavorare sugli automatismi.

L’obiettivo principale, pertanto, non è lavorare direttamente sulle capacità di lettura, scrittura o calcolo, ma sulle risorse che ne permettono lo sviluppo.
In questo modo, si otterrà anche un miglioramento conseguente sulle capacità di apprendimento che risulteranno più automatizzate. Ciò permette alle persone con D.S.A. di avere a disposizione ulteriori risorse per svolgere altre operazioni.


Cosa sono la memoria di lavoro e l’attenzione?

La memoria di lavoro (ML) è una particolare tipologia di memoria a breve termine, che ci permette di tenere a mente le informazioni per eseguire delle operazioni mentali su di esse.
La ML è utilizzata innumerevoli volte durante la giornata, essa ci permette infatti di tenere a mente un numero di telefono suddividendolo in raggruppamenti di 3 numeri o di conservare informazioni sulle lettere, per poi completare la decodifica della parola.

L’attenzione è un processo cognitivo che permette di selezionare le informazioni necessarie, escludendo i distrattori e il rumore di fondo. Ci permette, pertanto, di concentrarci su uno stimolo target, senza farci distrarre dall’ambiente circostante.
Ci sono molte tipologie di attenzione: 
– divisa >> riuscire a prestare attenzione su più stimoli contemporaneamente;
– selettiva >> concentrarsi su un solo elemento per volta;
– mantenuta >> protrarre l’attenzione per un tempo piuttosto lungo su una qualsiasi operazione;
 alternata >> capacità di alternare l’attenzione fra due stimoli diversi;

Appare pertanto evidente l’importanza sia della memoria di lavoro, sia di tutte le tipologie di attenzione per sviluppare le abilità di apprendimento (lettura, scrittura e calcolo). Se, ad esempio, la ML ci permette di tenere a mente l’inizio della parola che stiamo leggendo, per poi individuarla nella sua interezza e comprenderla, l’attenzione ci permette di selezionare quella parola, spostare le risorse da una lettera a quella successiva, ignorare i distrattori e aggiornare la ML.

Bibliografia:
Baddeley, A.D. (2003), Working memory:looking back and looking forward, in “Nature Reviews Neuroscience”, 4, pp.829-839.
Benso E. (2011) La dislessia. Torino: Il leone verde.
Benso F. (2018) Attenzione esecutiva, memoria e autoregolazione. Firenze: Hogrefe.
Raz, A (2004), Anatomy of attentional networks in “Anatomic Record, Part B, New Anatomist” 281, pp. 21-36.

Curiosità

Perché siamo Dipendenti dal Cellulare?

E quali Ripercussioni può avere sui Bambini?

Bambini e Tablet

Negli ultimi decenni la tecnologia si sta sviluppando in maniera esponenziale. La maggior parte di noi ha un computer, un cellulare (magari 2), un tablet e tutto ciò che può migliorarci la vita. Purtroppo l’utilizzo della tecnologia non riguarda solo gli adulti, ma anche i ragazzi, gli adolescenti e i bambini.
Spesso osserviamo bambini che giocano con il cellulare o con il tablet mentre la famiglia è a seduta a tavola, mentre si fa shopping, mentre si fa una passeggiata o, semplicemente, mentre si aspetta.

Da un lato si potrebbe parlare degli effetti che la tecnologia può avere sulle capacità cognitive di bambini e adulti quali l’attenzione, la capacità di attendere per una gratificazione e il distacco emotivo, dall’altra si potrebbe parlare delle ripercussioni a livello di educazione e di rispetto.
Qui, tuttavia, oggi vorrei concentrarmi sul perché e sul come la tecnologia è capace di farci sviluppare una sorta di dipendenza nei suoi confronti.

Nel nostro cervello sono presenti diversi neurotrasmettitori (sostanze chimiche che veicolano informazioni tra neuroni), ognuno dei quali con una funzione specifica. In particolare, la dopamina è un neurotrasmettitore interessato nel circuito della motivazione, della ricompensa e dell’attesa del piacere.
La dopamina ci spinge alla ricerca di qualcosa, di una novità, di una soluzione e gli smartphone rispondono esattamente a questa richiesta. Sia lo smartphone, sia un esercizio di risoluzione di un problema permettono il rilascio di dopamina, tuttavia lo smartphone permette un rilascio molto più veloce. Lo smartphone permette, infatti, un susseguirsi continuo di novità (e-mail, messaggi, giochi,…) e questo permette un rilascio di dopamina più rapido rispetto, ad esempio, a risolvere cruciverba o rebus.
Ecco perché, mentre siamo in attesa di qualcosa preferiamo guardare lo smartphone piuttosto che impegnarci in altro.

Da qui però segue una riflessione strettamente personale.
Se l’utilizzo dello smartphone permette un rilascio di dopamina (e quindi una ricerca del piacere) più rapida rispetto ad altre attività, questo può avere degli effetti sulla ricerca di piacere nei bambini e nei giovani?
Mi spiego meglio: se la tecnologia entra a far parte della nostra vita sempre prima, anche in tenera età e anche i bambini sono abituati ad utilizzare lo smartphone, questo potrebbe far sì che la loro baseline di piacere si setti sul livello smartphone. Questo significa che per loro il livello base di piacere è quello provato utilizzando uno smartphone, per cui tutto quello che non da un rilascio così rapido di dopamina non viene preso in considerazione come attività da svolgere, ma si cercherà sempre qualcosa che permetta un rilascio di piacere più rapido.
Questo potrebbe comportare diverse ripercussioni:
– incapacità di attendere e di gestire la noia, seppure per breve tempo (dover utilizzare lo smartphone anche fra un piatto e l’altro ad esempio)
– ricerca di attività sempre più estreme per la ricerca di un piacere rapido
– incapacità di lavorare e attendere per un piacere più a lungo termine sia visto come obiettivo (studiare per ottenere un buon voto, per imparare) sia come incapacità a rallentare i propri ritmi impiegando le energie mentali per un’attività più lenta come, appunto, la risoluzione di rebus o cruciverba.
– dipendenza dagli smartphone

Ovviamente queste ultime sono riflessioni personali che dovranno attendere ricerche scientifiche future per trovare conferma.

Bibliografia:
Gallucci F. Neuromarketing, Milano, Egea,2019

Curiosità

Bambini e Regole

L’Importanza delle Regole

Bambini e regole, bambino che suona

E’ meglio essere genitori rigidi, dando molte regole oppure è meglio essere genitori più indulgenti dando poche regole?
Meglio essere risoluti e tenere la propria posizione fino in fondo, oppure è meglio cedere e andare incontro al volere del bambino?
Meglio indirizzare il bambino in tutto e per tutto oppure è meglio far decidere tutto a lui?

Queste sono solo alcune delle domande che ogni genitore si pone, non solo prima della nascita del figlio, ma anche durante la sua crescita.
Ad ogni fase importante della vita del bambino, andrebbe certamente rivista la modalità di approccio al bambino: ovviamente durante l’adolescenza l’approccio non potrà più essere quello che avevamo durante l’infanzia.

Concentriamoci però sulla prima infanzia e sull’importanza delle regole.
E’ importante dare regole ai bambini fin dalla nascita non solo per evitare che crescano adulti maleducati, ma affinché crescano adulti completi e consci dei propri limiti.
Dare regole significa dare confini. Confini stabili, che danno sicurezza e che ci delimitano lo spazio entro cui sappiamo di poter agire.

Quando noi adulti dobbiamo prendere una decisione e abbiamo 10 alternative, non siamo forse più frustrati rispetto a quando ne abbiamo solo 2?
Proviamo a pensare se un bambino non avesse regole, non avesse confini, si sentirebbe in questo stato di frustrazione continuo, senza sapere cosa può o cosa non può fare. Se non ha regole, non ha confini, pertanto potrebbe fare qualunque cosa ed è posto davanti ad una serie infinita di possibilità e l’infinito spaventa chiunque.

Le regole e le decisioni vanno dette in modo chiaro e mantenute, senza cedere al primo tentativo di sovversione.
E’ normale che alcune volte si facciano delle eccezioni alle regole, purché rimangano eccezioni e il bambino sappia che è stata una tantum. L’eccezione è divertente, fa sentire la complicità con il genitore, lo fa sembrare più “umano” , ma deve restare tale, altrimenti diventerà essa stessa la regola.
Il bambino consapevole dell’esistenza di regole sa fino a dove può spingersi, quali possono essere le richieste, sa quali sono le aspettative nei suoi confronti e sa la conseguenza del non rispettare una o più regole.
Ovviamente, quando il bambino cresce, alcune regole possono subire delle variazioni e essere oggetto di negoziazione. L’importante è, tuttavia, evitare che sia il bambino a dettare le regole di comportamento.

Non bisogna avere il timore che le regole facciano male ai bambini. Anche se spesso i bambini possono fare i capricci e cercare di andare contro una regola, è importante dimostrargli che quello è un confine che non va oltrepassato ed è fatto per il suo bene. Senza confini è come essere in mezzo al mare, non si sa dove andare e non si sa dove si vuole andare. I confini permettono di definirsi, di definire le persone che siamo e che diventeremo.

Durante l’adolescenza, i ragazzi sfidano molto quei confini, quelle regole. Lo fanno per misurarsi con se stessi, per capire chi sono loro e quanto quei confini siano in grado di tenere e ciò richiede un grande sforzo genitoriale. Se si cede, tuttavia, il rischio è che i ragazzi si trovino senza confini troppo presto, quando ancora non sono pronti.

Compito dei genitori è dare una delimitazione fino a che il bambino, ragazzo non sarà pronto a confrontarsi con l’infinito di possibilità che ha davanti.
Lasciamo all’età adulta la sensazione di essere “senza confini” esterni e la responsabilità di porsi i propri limiti, con le responsabilità che ne conseguono.

Curiosità

Ansia da Primo Giorno di Scuola

Ansia da Rientro, come Superarla?

Il primo giorno di scuola, che sia il Primo giorno con la P maiuscola, quando dalla scuola di infanzia si passa alla scuola primaria, o che sia un “semplice” primo giorno di scuola, trasmette uno stato di ansia. 
Che poi, a pensarci bene, anche quando noi adulti rientriamo dalle ferie, non percepiamo forse quello strano malessere? 
Concentriamoci però sulla scuola. Che sia scuola primaria, secondaria di primo o secondo grado, il primo giorno di scuola mette un po’di ansia a tutti: alunni, genitori e insegnanti. 
Durante il periodo estivo i tempi sono dilatati, le discussioni che si facevano in inverno per i compiti, sembrano essere più leggere. Il mare, le vacanze, la montagna, tutto ci permette di rilassarci almeno un po’ e di farci dimenticare le preoccupazioni vissute durante l’anno scolastico. 

Tuttavia, mano a mano che si avvicina il primo giorno di scuola si inizia a percepire un certo malessere
I genitori iniziano a sentire la responsabilità di seguire i figli nei compiti e la frustrazione di accompagnarli a scuola ingorgandosi nel traffico dell’ora di punta. Gli insegnanti sentono la responsabilità di formare nuove menti, la sfida di riuscire a condurre tutta la classe, nessuno escluso, verso la fine dell’anno scolastico, lasciando in loro qualche nozione, ma soprattutto la sete di conoscenza. 

E i bambini?

Anche, e forse soprattutto, i bambini percepiscono un po’ di malessere psicofisico mano a mano che le vacanze finiscono e si avvicina il fatidico primo giorno di scuola.
Il vissuto può essere misto. Da una parte la felicità di rincontrare i compagni di classe e la voglia di apprendere qualcosa di nuovo. Dall’altra l’ansia dovuta alla preoccupazione di non essere all’altezza e di non rispettare le aspettative di genitori e insegnanti. Un altro fatto può concorrere a generare questo malessere: il cambio improvviso di routine.
Con l’inizio della scuola infatti, si passa da una routine più elastica e flessibile sia per i bambini, sia per i genitori, a ritmi più serrati che vanno assolutamente rispettati.

Ed è proprio da qui che consiglio di ripartire per alleviare questo vissuto di malessere non ben definito.

Anziché modificare la routine giornaliera da un giorno all’altro, sarebbe preferibile iniziare a modificarla poco alla volta per evitare bruschi cambiamenti. Questo permetterà anche di regolare nuovamente il ritmo sonno-veglia e di iniziare la scuola con una marcia in più.

Come accennato poche righe sopra, in Estate i ritmi si dilatano e anche i bambini tendono ad andare a dormire più tardi la sera e svegliarsi più tardi la mattina, fare quindi colazione più tardi e avere, essenzialmente, la giornata libera.
Al fine di iniziare il nuovo anno scolastico con le giuste energie, senza che le ansie prendano il sopravvento si può iniziare un paio di settimane prima ad intraprendere una routine di passaggio, che sia a metà strada fra quella estiva e quella invernale.
Spesso i bambini hanno difficoltà ad addormentarsi quando percepiscono un vissuto ansioso e questo porta, inevitabilmente, ad essere più stanchi la mattina dopo con tutte le difficoltà che ne conseguono.

E’ dunque importante, poco alla volta, portare i bambini ad andare a dormire all’orario in cui vi andranno durante la scuola. Questo permetterà, sempre piano piano, che si sveglino prima senza essere particolarmente stanchi e, una volta iniziata la scuola, avranno meno problemi sia ad addormentarsi, sia a svegliarsi.
Un’altra routine che si può modificare è quella dei pasti. Cercare di avvicinare l’orario dei pasti, sia del pranzo, sia della cena, a quelli abituali dell’anno scolastico.
In questo modo anche i ritmi circadiani (processi biologici che si susseguono in cicli di 24 ore, orologi interni che regolano funzioni fisiologiche) dei bambini inizieranno a riequilibrarsi, spostandosi verso la routine scolastica.
Questo permetterà di affrontare la scuola con maggiore prontezza, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista delle risorse mentali come l’attenzione.

Bibliografia:
Young, M.W. (2000, Marzo). The tick-tock of the biological clock. Scientific American, pp. 64-71.

Curiosità

L’Effetto Pigmalione

Gli Effetti del Giudizio dell’Insegnante

L’effetto Pigmalione: il giudizio che l’insegnante ha rispetto ad un alunno influenza non solo la propria valutazione, ma anche il rendimento scolastico effettivo dell’alunno stesso.
Questo significa che se un’insegnante ritiene che un alunno sia particolarmente brillante, quest’ultimo ne trarrà un reale e oggettivo vantaggio. Viceversa, se un’insegnante ritiene che un bambino non sia particolarmente bravo, egli apprenderà meno.

Come può essere possibile ?

Cerchiamo di spiegare come un simile effetto possa avvenire. Se un’insegnante ritiene che un bambino sia particolarmente intelligente, si mostrerà anche più accogliente e incoraggiante verso di esso. Cercherà di correggere immediatamente i suoi errori, di commentare positivamente i suoi successi e dedicargli maggiore attenzione. Ovviamente, i bambini che vengono stimolati maggiormente, si impegneranno di più nello studio ed è per questo che, anche a livello oggettivo, otterranno risultati migliori.
Allo stesso modo, l’insegnante tenderà a dare meno attenzione, a dare meno rinforzi positivi e ad essere meno incoraggiante nei confronti di un bambino che reputa meno dotato. Di conseguenza quest’ultimo si impegnerà meno nello studio, ottenendo risultati inferiori.

Chi era Pigmalione

L’effetto di Pigmalione , prende il nome dalla mitologia classica.
Pigmalione, re di Cipro, modellò una statua rappresentante una bellissima figura femminile. Egli si innamorò così profondamente di quella statua che chiese e ottenne da Afrodite che fosse trasformata in una donna in carne ed ossa.
Questo motivo, venne ripreso da G.B. Shaw nella commedia Pygmalion (1913), in cui un professore di fonetica decide di insegnare le buone maniere ad una fioraia.

Bibliografia:
Rosenthal R., e Jacobson, L. (1968), Pygmalion in the classroom, New York, Holt; trad. it. Pigmalione in classe, Milano, Angeli, 1972
Berti A. E., e Bombi A. S. (2010), Corso di psicologia dello sviluppo, Bologna, Il Mulino.
Sitografia:
http://www.treccani.it/vocabolario/pigmalione

Curiosità

L'Effetto Pigmalione

Gli Effetti del Giudizio dell’Insegnante

L’effetto Pigmalione: il giudizio che l’insegnante ha rispetto ad un alunno influenza non solo la propria valutazione, ma anche il rendimento scolastico effettivo dell’alunno stesso.
Questo significa che se un’insegnante ritiene che un alunno sia particolarmente brillante, quest’ultimo ne trarrà un reale e oggettivo vantaggio. Viceversa, se un’insegnante ritiene che un bambino non sia particolarmente bravo, egli apprenderà meno.

Come può essere possibile ?

Cerchiamo di spiegare come un simile effetto possa avvenire. Se un’insegnante ritiene che un bambino sia particolarmente intelligente, si mostrerà anche più accogliente e incoraggiante verso di esso. Cercherà di correggere immediatamente i suoi errori, di commentare positivamente i suoi successi e dedicargli maggiore attenzione. Ovviamente, i bambini che vengono stimolati maggiormente, si impegneranno di più nello studio ed è per questo che, anche a livello oggettivo, otterranno risultati migliori.
Allo stesso modo, l’insegnante tenderà a dare meno attenzione, a dare meno rinforzi positivi e ad essere meno incoraggiante nei confronti di un bambino che reputa meno dotato. Di conseguenza quest’ultimo si impegnerà meno nello studio, ottenendo risultati inferiori.

Chi era Pigmalione

L’effetto di Pigmalione , prende il nome dalla mitologia classica.
Pigmalione, re di Cipro, modellò una statua rappresentante una bellissima figura femminile. Egli si innamorò così profondamente di quella statua che chiese e ottenne da Afrodite che fosse trasformata in una donna in carne ed ossa.
Questo motivo, venne ripreso da G.B. Shaw nella commedia Pygmalion (1913), in cui un professore di fonetica decide di insegnare le buone maniere ad una fioraia.

Bibliografia:
Rosenthal R., e Jacobson, L. (1968), Pygmalion in the classroom, New York, Holt; trad. it. Pigmalione in classe, Milano, Angeli, 1972
Berti A. E., e Bombi A. S. (2010), Corso di psicologia dello sviluppo, Bologna, Il Mulino.
Sitografia:
http://www.treccani.it/vocabolario/pigmalione

Curiosità

Il Parent Training

Cos’è il Parent Training e a Cosa Serve

Il Parent Training è un programma di aiuto rivolto ai genitori, con lo scopo di aiutarli a gestire comportamenti problematici di figli con ADHD o DDAI.

Rispetto all’ADHD o DDA/I, acronimo per Disturbo da Deficit di Attenzione /Iperattività , non vi è ancora un accordo condiviso in letteratura. Per dare un’idea molto generale e assolutamente non esaustiva, di questo disturbo, si può dire che è caratterizzato da difficoltà di attenzione, di concentrazione, difficoltà nel controllare gli impulsi, il proprio comportamento e di attendere per una gratificazione.
L’ ADHD non è una fase dello sviluppo e rappresenta serie difficoltà per la famiglia, per il singolo e per la scuola.
Con questo preambolo si vuole semplicemente dare un’idea di cosa sia l’ADHD alle persone che non erano a conoscenza di questo disturbo.

Scopo di questo articolo non è aprire un dibattito sull’ADHD, quanto quello di spiegare cosa sia il Parent Training e la sua funzione.

Il Parent Training (PT) ha come scopo quello di aiutare i genitori ad individuare e manipolare gli antecedenti che possono scatenare un comportamento problema. Imparare a controllare comportamenti problematici, utilizzare sapientemente i rinforzi positivi, le ricompense tangibili e quelle sociali.
Il Parent Training può essere fatto individualmente o a piccoli gruppi. E’ un percorso che viene svolto con una figura professionale preparata in quest’ambito, quale uno psicologo.
Il percorso si articola in circa 8 incontri in cui vengono affrontate le varie tematiche del caso, come le difficoltà educative, come avviare una comunicazione efficace, la relazione genitore-figlio, l’importanza delle regole, la contrattazione e le strategie educative più adatte nello specifico.

Il Parent Training consente di migliorare la relazione familiare non solo genitore-figlio, ma anche fra i due genitori.
Diverse ricerche illustrano come i genitori di figli con ADHD percepiscano uno stress più alto rispetto ad altri genitori. Un livello di conflittualità molto alto sia rispetto al figlio, sia rispetto all’altro genitore con un innalzamento dell’aggressività. Chiaramente tutte queste dinamiche negative non fanno altro che autoalimentarsi e fungono da carburante per comportamenti disfunzionali. Da qui nasce l’importanza di fermare questo ciclo che si auto-alimenta, per favorire un clima familiare disteso, in cui la coppia genitoriale ritrovi se stessa, dove il figlio venga vissuto come un alleato con cui poter dialogare e svolgere attività. E’ altrettanto importante poi, per il figlio far parte di un clima sereno, che non alimenti le proprie difficoltà, ma che riesca a gestirle, in modo che si abbassi anche il proprio senso di insoddisfazione e frustrazione.

Bibliografia:

DeWolfe N., Byrne J., e Bawden H., (2000), ADHD in preschool children: Parent-rated psychosocial correlates, “Developmental Medicine & Child Neuurology”, n 42, pp 168-192.

Vio C., Spagnoletti M.S. (2013), Bambini disattenti e iperattivi: parent training. Trento: Erickson

Curiosità

Disturbi Specifici di Apprendimento – DSA

Cosa sono e Cosa li Accomuna

DSA, acronimo che sta per Disturbi Specifici dell’Apprendimento, sono disturbi di origine neurobiologica relativi ad un diverso funzionamento delle reti neurali coinvolte nelle abilità di lettura, scrittura e calcolo.
NON si tratta pertanto di un disturbo a livello intellettivo, quanto piuttosto ad una diversa elaborazione delle informazioni.

Attualmente, secondo la Legge n.170 del 2010, i DSA si suddividono in:

Dislessia: disturbo specifico nella decodifica del codice scritto che si manifesta in una lettura lenta e con un elevato numero di errori.

Disortografia: disturbo specifico della compitazione che si manifesta con un alto numero di errori nell’ortografia delle parole e nella difficoltà ad applicare le regole grammaticali in modo automatico. I bambini/ragazzi con disortografia, NON hanno difficoltà nell’imparare le regole di ortografia, quanto piuttosto ad applicarle. Viene a mancare l’automatismo.

Discalculia: difficoltà specifiche che riguardano le aree del numero, del calcolo e del senso del numero. Vengono riconosciuti due profili di discalculia: uno con fragilità nella messa in atto delle operazioni di calcolo ed uno con fragilità nelle capacità di seriazione e confronto fra grandezze, due capacità che sono generalmente innate.

Disgrafia: difficoltà legata alla motricità fine che si manifesta in una scrittura (in corsivo) illeggibile e scarso rispetto dello spazio nel foglio.


Cosa Accomuna i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)?

Al di là delle caratteristiche, c’è qualcosa che leghi insieme tutti i disturbi specifici dell’apprendimento?

Sì, quello che accomuna i DSA è la mancanza di automatismo.
Questo significa che i bambini/ragazzi con DSA sono in grado si imparare una regola, tuttavia non sono in grado di applicarla in maniera automatica.

All’ingresso nella Scuola Primaria, ogni bambino, per imparare a leggere utilizza tutte le sue risorse attentive. Questo significa che all’inizio, il bambino non sarà in grado di cogliere tutte le sfumature del testo, in quanto le sue energie mentali sono impiegate nella lettura e ha poche energie per la comprensione del testo stesso.

Col passare del tempo, il bambino normo-lettore automatizzerà la lettura, quindi le risorse che impiegherà nella lettura saranno poche e le risorse che gli rimarranno, potranno essere utilizzate per la comprensione di un testo.

Avviene lo stesso processo quando un adulto impara una nuova lingua, all’inizio dovrà sforzarsi molto per leggere le parole con la giusta pronuncia e con molta probabilità capirà poco di quanto ha letto, proprio perché ha utilizzato la maggior parte delle risorse per la pronuncia e gliene rimangono poche per la comprensione.

Ecco, un bambino/ragazzo con DSA fa fatica ad automatizzare i processi, pertanto utilizzerà molte energie per la lettura, scrittura, calcoli (dipende dalla tipologia di DSA) e ne avrà poche per eseguire l’esercizio vero e proprio: comprensione, scrivere frasi di senso compiuto, risolvere un problema. Oppure utilizzerà le risorse per svolgere l’esercizio, ma, avendo poche risorse rimaste, commetterà molti errori: di lettura, di scrittura o di calcolo.

In genere, infatti, si consiglia agli insegnanti di dare meno esercizi piuttosto che aumentare il tempo a disposizione. Il bambino/ragazzo con DSA si stanca più velocemente rispetto agli altri in quanto lo sforzo che impiega è maggiore. Dare più tempo quindi non è utile perché le sue risorse saranno già esaurite. Meglio dare un numero minore di esercizi, in modo che vengano affrontati tutti con più energie.

Bibliografia
Benso E. (2011) La dislessia. Torino: Il leone verde.
Benso F. (2018) Attenzione esecutiva, memoria e autoregolazione. Firenze: Hogrefe.

Curiosità

Bambini e Compiti delle Vacanze è Giusto Farli?

Perché è importante fare i compiti delle vacanze

compiti e libri delle vacanze perché è importante farli

Ultimamente, molti genitori di figli con DSA mi hanno chiesto se sia giusto far svolgere loro i compiti delle vacanze estive oppure no. Viene subito da pensare, infatti, che dopo lo sforzo dell’anno scolastico sia giusto mettere da parte i libri , e con essi i relativi capricci , per godersi un po’ di relax.

Questa idea è giusta, ma solo in parte. L’estate deve servire, sia per rilassarsi e “staccare la spina”, sia per ricaricare le energie per l’anno nuovo.

I bambini e ragazzi con DSA, durante l’anno accademico seguono un PDP, ovvero un Piano Didattico Personalizzato in cui vengono illustrati gli strumenti compensativi e le misure dispensative , fra queste in genere vi è la possibilità di svolgere meno esercizi rispetto ai compagni.
I bambini e ragazzi con DSA hanno difficoltà nel rendere automatico un apprendimento, questo significa che impiegano un’insieme di energie mentali superiore a quello dei compagni per svolgere gli stessi esercizi. E’ proprio questo il motivo per cui si danno loro meno esercizi da svolgere.

Ma proprio perché hanno difficoltà nel rendere automatico un apprendimento, è importante che svolgano i compiti delle vacanze.

E’ come se noi, ogni volta che guidiamo, dovessimo imparare da zero. Ovviamente se guidiamo ogni giorno, quando saliamo in macchina, dovremo fare solo un ripasso veloce, diversamente, se guidassimo una volta al mese, quando saliamo in macchina dovremmo apprendere tutto da capo. Questo comporterebbe, oltre che una perdita di tempo prima di accendere il motore, uno stato di ansia generalizzato non solo mentre siamo seduti in macchina, ma anche prima.

Allo stesso modo, per i bambini e ragazzi con DSA è molto importante fare qualche esercizio TUTTI i giorni.
Basta poco, ma spesso in modo da tenere la mente sempre un po’ allenata.
Il rischio è che arrivati a Settembre i bambini e ragazzi inizino a percepire uno stato di ansia che non riescono a definire, non sanno come affrontare e, una volta iniziata la scuola, debbano compiere uno sforzo doppio rispetto ai compagni.

Questo accade a chiunque, anche a noi adulti. Infatti se, ad esempio, smettessimo di scrivere a mano e utilizzassimo solo il computer, la prima volta che utilizziamo nuovamente la penna, faremo molta più fatica. Lo stesso accadrebbe se smettessimo di leggere per qualche mese, al primo libro che tentiamo di leggere, la nostra lettura sarebbe più lenta rispetto a prima (tornerà nella norma dopo qualche pagina di “rodaggio”).

Niente paura però! La regola per “tenere oliato” il motore dell’apprendimento è POCO POCO, MA SPESSO (ad esempio un bambino dislessico è sufficiente che legga 5 righe al giorno). In questo modo i bambini non dovranno ricominciare da zero a Settembre e saranno meno agitati per l’inizio della scuola. Ancora meglio sarebbe far diventare quei 10 min di esercizi al giorno una routine, in modo da evitare stress sia per i bambini, sia per i genitori.